L’insostenibile leggerezza degli Spagnoli

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La leggerezza di una piumaCon quest’articolo non pretendo in nessun modo di emulare Kundera, anche perché ne diceva di cazzate, bensì vorrei offrirvi uno spunto di riflessione piuttosto personale sugli Spagnoli in generale, e in particolare a Madrid. Qualche tempo addietro mi soffermai a pensare: “Sono qui ormai da quattro anni e mezzo, ne ho conosciuta di gente… e allora perché ho pochissimi amici spagnoli? Amici che si possano definire tali, persone su cui si possa contare e con cui si condivida molto se non tutto. Sto forse sbagliando qualcosa?” Vediamo se riesco a spiegarvelo senza annoiarvi.

Premetto che mi considero una persona socievole, magari non eccessivamente affabile, ma adoro conoscere gente per strada, intrattenere le conversazioni più assurde riguardo agli argomenti più disparati, godere delle giuste pause di silenzio, sorseggiare qualcosa in compagnia e via dicendo.

Sospetto che la cosa che più mi affascina degli Spagnoli, la loro “leggerezza”, sia un’arma a doppio taglio. Mi spiego meglio: sia di notte che di giorno sembrano sempre così spensierati, spesso con la testa tra le nuvole (o tra le canne), così liberi da ogni preoccupazione, come se tutto gli scivolasse addosso e nulla li tangesse, così sempre pronti a sbellicarsi dal ridere, tra un borbottio e l’altro. Sono persone di norma approssimative, non danno molto peso alle loro parole e spesso parlano a vanvera, come se sapessero di tutto un po’, senza ponderare troppo le conseguenze delle loro azioni o le relative implicazioni morali. Ma al contempo quello che fanno di frequente li appassiona, o almeno li diverte fino a far loro dimenticare tutto il resto. È bello perdersi tra loro perché non hanno pretese, ti senti accettato per quello che sei, non esigono nulla da te, non pretendono false conversazioni o maschere da indossare, ti trattano come un loro pari se sei umile e come il peggiore dei sottoposti se fai il superbo o il saccente. Anche se te ne rimani seduto a guardare in disparte, ti senti sempre parte del gruppo. Puoi essere una merda in pace e nessuno ti dirà niente se non farai danni a nessuno, condivideranno solo un po’ di tempo con te.

Cosa succede però quando c’è da passare ai fatti? Questa leggerezza diventa spesso un peso, almeno per me. Quante volte avrò congedato persone che ero quasi arrivato a considerare amici dicendo: “Dai ci sentiamo domani per andare di qua o di là” oppure “Chiamami appena sai qualcosa” o cose così, più o meno urgenti. Mai una volta ho avuto un riscontro positivo, veniva tutto metodicamente riposto nel dimenticatoio, non sono mai riuscito a contare su di loro più di tanto. Non so perché, forse sbaglio qualcosa io…

Ieri notte per esempio ho conosciuto per caso una ragazza spagnola, molto carina. Una persona gradevole, intelligente, con cui ho potuto mantenere una seppur breve conversazione in tre lingue diverse. All’improvviso, mi ha chiesto il mio numero di telefono. Glie l’ho dato a una condizione: che mi chiamasse oggi. Alche mi ha porto una mano da stringere, come per dire: “Affare fatto, contaci”. Secondo voi mi ha chiamato? Ci tengo a precisare che era perfettamente sobria.

Boh, forse sono io che esigo troppo dalle persone che mi circondano. Forse la linea che nella mia testa separa la sezione amici dalla sezione conoscenti è un po’ troppo pretenziosa. Non so. Forse succede anche in Italia, ma a questo punto non avrei neanche amici italiani, no? Voi cosa ne pensate?

Azz, vi lascio che mi è arrivato un SMS. Vuoi vedere che stavolta…

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Posted on by santa in Pensieri