La vita a Madrid: un po’ di Pitagora e un po’ di Merlino

Error, group does not exist! Check your syntax! (ID: 1)
Error, group does not exist! Check your syntax! (ID: 5)

laspadanellaroccia_01.jpgCari amici, non vi voglio tediare con una pesante lezione di filosofia, anche perché le mie fonti sono poche e sempre più scarne, in questo post vi voglio semplicemente dimostrare come la ricerca filosofica abbia avuto negli spagnoli un effetto culturale totalmente inverso rispetto a quello che ha avuto su di noi.

Chi ha studiato filosofia al liceo o, peggio ancora, all’università, è finito a farsi di psicofarmaci (se gli è andata bene). Una cosa del genere qui non è possibile, ma per una questione culturale molto semplice. Noi cerchiamo da sempre di adattare la nostra vita a determinate regole, concezioni, convenzioni e convinzioni. Gli spagnoli no, loro sono molto più pratici, loro adattano le convinzioni, le convenzioni e le regole alla loro vita.

Prendiamo ad esempio la concezione pitagorico-merlinese.

Pitagora è, per chi ha studiato filosofia, il punto di partenza per un percorso di studi che porta ad una follia certa. Pitagora è famoso per la sua teoria degli opposti.

In breve Egli diceva che il mondo è basato su dieci opposti:

finito-infinito, quadrato-rettangolo, pari-dispari, buono-cattivo, uno-molteplice, luce-tenebra, fermo-mosso, destro-sinistro, maschio-femmina, diritto-curvo.

Detto, studiato e assimilato, noi, destinati a stanze bianche e medicine amare, abbiamo iniziato a cercare di sintetizzare e ridurre la nostra vita, il nostro mondo, per capire la teoria pitagorica a fondo. Gli spagnoli hanno adottato un’altra pratica, la teoria magari non l’hanno capita, ma gli è piaciuta e anche molto, a tal punto da legittimare l’aggiunta al loro vocabolario di alcuni contrari che “mancavano”.

Hanno quindi adattato la concezione pitagorica alla vita madrileña e con un pizzico di magia rubata a Merlino hanno aggiunto altri opposti che regolano il mondo, forse non tutto, ma il loro di sicuro.

Vi elenco gli opposti.

Fiesta-Resaca

La resaca, parola che ci sentite spesso pronunciare è uno stato di stanchezza fisica indotto da eccessiva fiesta del giorno precedente “estar de resaca” equivale a dire una cosa tipo :”ho i postumi della serata di ieri”. La resaca ti dà automaticamente il diritto di non fare niente, ma con niente intendo neanche alzarti per mangiare qualcosa, al massimo chiamare una consegna a domicilio, ma già è uno sforzo eccessivo.

Il giorno dopo che si è “stati de fiesta”, quando qualcuno prende l’iniziativa e, alle 10 di sera, esce a prendere da mangiare, gli altri lo guardano come se fosse un alieno, gli verrebbe quasi naturale chiedergli:

“Ma ieri non ti sei divertito?”

È la teoria degli opposti, uno non può esistere senza l’altro: se non stai de resaca non sei stato de fiesta!!

Fatiga-siesta

Chiaro, nella vita bisogna faticare e, a Madrid, lo sanno bene dato che è una capitale e girano parecchi soldi. Ma dato che sono filosofi e per fare in modo che la fatica, in quanto concetto, esistesse, sono stati obbligati a creare il suo contrario. Ecco quindi che aggiungono al vocabolario la parola Siesta, l’avranno scelta sostituendo una S con la F di fiesta?

Beh comunque se lavori sei obbligato a fare la siesta, altrimenti rischi che pensino che non fatichi abbastanza.

Semana-finde

Hanno preso l’unità e l’hanno spezzata. Molto semplice la prima parte fa cagare, la seconda è fantastica. Durante la prima si lavora, durante la seconda ci si diverte. Tutti. Nessuno escluso. L’unico inconveniente è che i giorni sono sette, quindi il giovedì balla, ma nessun problema, vale la regola Semana Finde: la prima parte si lavora la seconda de fiesta!

Sopra-Sotto

Questo è prettamente femminile e concerne la moda di Madrid.

Premetto che mi piacciono le ragazze spagnole. Ma vi invito a studiarne lo stile. Quando guardate una ragazza se è vestita bene e curata nella parte superiore, maglietta, camicia, maglione o cappotto, all’80% indossa delle scarpe che fanno pena o pantaloni e calze che non si abbinerebbero neanche a pugni con ciò che indossa sopra.

Questo è dovuto ad una sorta di deviazione della concezione pitagorico-merlinese. Una ragazza per essere vestita bene dovrebbe andare in giro con una vestita di merda, ma siccome escono tra amiche si vestono bene a metà di modo che la parte brutta dell’abito possa confermare la parte bella. Solitamente scelgono come parte brutta quella inferiore perché nei locali, dove si è tutti attaccati non si guarda mai in basso. Beh questo vi sia da monito, se vedete una ragazza vestita bene ci possono essere 4 motivi:

1- Non avete guardato in basso

2- Ha accanto un’amica dallo stile osceno

3- È italiana!

4- Siete sbronzi

Beh ragazzi che ci crediate o no le cose qui funzionano così. Tutto si può sempre “arreglar”.

Vi lascio con il testo della splendida canzone che esplica la concezione pitagorica del mondo in poche rime: la canzone del grande Merlino nel cartone “La spada nella roccia” (purtroppo in Youtube non ho trovato il video).

Dest sinist, dest sinist, qui e lì, notte e dì, questo il mondo fa girar. Bianco e ner, falso e ver, questo il mondo fa girar. Per ogni qua c’è sempre un là, per ogni se c’è sempre un ma, per ogni su c’è sempre un giù, per ogni men c’è sempre un più. Più o men, vuoto o pien, questo il mondo fa girar, Qua e là, va’ e sta’, Sempre in alto mira e va, esci dalla mediocrità! Non star solo ad aspettar ciò che per caso puoi trovar. Se metti buona volontà il mondo tutto ti darà. Però se tu non rischierai, Nulla mai rosicherai.

Alla prossima lezione di Weltanshaung spagnola!!!

Error, group does not exist! Check your syntax! (ID: 5)
Posted on by zollo in Pensieri, Varie