Un 11-M qualunque

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L’attentato dell’11 marzo, a Madrid

Oggi è l’undici marzo, anniversario dell’attentato più devastante mai vissuto da Madrid. Sono trascorsi ormai quattro lunghi anni da quella coperta e grigiastra mattina, dal cielo come un blocco di ghisa sorda, come direbbe Brizzi, in cui mi svegliai fortunatamente molto più tardi del solito, ma i fotogrammi di quella fatidica giornata sono ancora impressi nitidamente nella mia pellicola mentale, malgrado la velocità a cui i miei occhi furono costretti a scattarli.

La notte prima ero rimasto al lavoro a oltranza, quindi potevo permettermi di arrivare in ufficio un ben oltre l’orario d’entrata canonico. Al mio risveglio, alle ore 10.30 circa, ancora sonnolento e con la vista annebbiata, mi accorgo che da almeno un paio d’ore il cellulare cercava silenziosamente, lampeggiando a più non posso, di buttarmi giù dal letto: una trentina di chiamate non risposte e altrettanti messaggi aspettavano in entrata. Dopo qualche breve attimo di incredulità, la mia mente razionale mi suggeriva già che doveva essere successo qualcosa di grave. Ma cosa? Mi ci vollero solo pochi SMS per scoprirlo, uno dei quali, da uno dei miei migliori amici, recitava a grandi linee: “Andrea, ho sentito che c’è stato un attentato a Madrid. Stai bene?”

Mentre la mia mano destra iniziava a comporre a ritroso i numeri delle chiamate non risposte, per rassicurare i parenti e gli amici, la sinistra si precipitò sul telecomando della TV: tutte le trasmissioni erano state interrotte per un’emergenza, un attentato sui treni delle ferrovie locali. Vari ordigni erano stati fatti brillare per stroncare le vite di più di cento esseri umani e ferire un migliaio di passeggeri, almeno secondo le prime stime. E anch’io sarei potuto restare intrappolato in metropolitana, dato che erano state bloccate tutte le linee.

Il resto della giornata fu delirio. Stato d’allerta. Ovunque si disquisiva sugli artefici del massacro: sarà stata ETA? Il governo afferma che è così, ma i media adducono altre ipotesi, come Al Qaeda. C’è sotto qualcosa di grosso. Tutte le bandiere spagnole scendono a mezz’asta in segno di lutto, anche quella enorme che domina la Plaza de Colón, e al loro centro si fregiano di un nastro nero. Negli uffici, i monitor non mostrano altro che video, immagini, dichiarazioni, articoli dei principali quotidiani, con i browser che aggiornano all’impazzata. Le persone accorrono disperate a donare tutto il sangue che scorre loro in vena per poi precipitarsi, noncuranti del maltempo, ad affollare le principali piazze di tutte le città spagnole in manifestazione: contro il terrorismo, contro il governo che ci prende in giro, per la pace! Fiori vengono depositati in ogni dove, le candele illuminano a giorno la notte delle piazze, le preghiere degli Spagnoli si levano strazianti all’unisono per rimpiangere i loro compatrioti. Intanto il numero di vittime sale, sino ad arrivare a 191 morti, due aborti e 1.856 feriti.

Poi ci furono la paura, la diffidenza, il dubbio, i giorni dopo, ma il peggio era passato.

Oggi per me è come quel lontano domani che seguiva quel passato ieri. Mi consola solo pensare che gli autori di questa ecatombe sono condannati a marcire in galera per i loro crimini. No, ora che ci ripenso non mi consola. Mi dispiace. Mi dispiace semplicemente per tutti coloro che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Mi dispiace perché si sarebbe potuto evitare, ma i “se” contano poco. Mi dispiace che ci voglia una cosa così per mettere d’accordo, anche se per un solo giorno, i vertici politici di un paese. Mi dispiace.

Mi dispiace, perché oggi è un giorno triste.

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Posted on by santa in Pensieri