Zapatero for president

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Risultati elezioni spagnole 2008

Le elezioni spagnole si sono concluse. Il 99,99% dei voti sono stati scrutinati. Il 75,32% degli Spagnoli ha adempiuto al proprio dovere elettorale. Ebbene, sono lieto di annunciarvi che, dopo aver cotanto bramato la vittoria, abbiamo effettivamente vinto. Ehm, Zapatero ha vinto. Il parlamento spagnolo è pertanto ora suddiviso come da grafico, 169 seggi del Partido Socialista Obrero Español contro 153 del Partido Popular. Niente maggioranza assoluta quindi, come quella del PP nel 2000, ma direi che possiamo accontentarci di aver vinto. Comunque sia, i socialisti non ottengono la maggioranza assoluta sin dal lontano 1986.

A Madrid, domenica notte, mentre la folla si accalcava esultante davanti alla sede del PSOE e con le sue euforiche grida metteva a tacere lo stesso Zapatero, a Mariano Rajoy, leader dell’opposizione nonché reduce da una sconfitta, non restava che elargire delle tristi e faticose parole di ringraziamento a tutti i suoi supporter, con il magro contentino il essere “il partito spagnolo che è cresciuto maggiormente in numero di voti”.

Domenica notte, a Madrid, per le strade rimbombavano echi di clacson che rimbalzavano, si amplificavano e si arrampicavano rapidi su per i palazzi sino a far fremere i vetri della mia minuta stanza. La partita era stata vinta. Gruppi sporadici di passanti sventolavano orgogliosi le bandiere rosse e bianche del PSOE senza trattenere un filo di gioa, percorrendo, esausti ma fieri, le salite e le discese del centro di Madrid. Dalle vetture in corsa, le cui batterie si adoperavano senza sosta per far gridare i loro clacson, spuntavano braccia in agitazione che reggevano a stento per un lembo qualche bandiera repubblicana. Nei locali di Malasaña, i radi vessilli socialisti, illuminati solo a tratti dalle soffuse luci d’ambiente, torreggiavano sugli avventori e ondeggiavano vorticosamente a ritmo di musica. Dai contenitori più disparati indosso alle persone, come borse, borsette, borsoni, sacche, sacchi e sacchetti, spuntavano, timidi e discreti, ma ben visibili e impettiti, i bianchi manici delle bandiere in essi riposte a testa in giù, con un che di falsa modestia.

Vi sembrerà artificioso e forse eccessivamente poetico, ma le cose sono andate proprio così. Ad ogni modo, chi ben comincia è solo a metà dell’opera, e in questo caso un’opera di ben quattro anni. Per Zapatero è giunta l’ora di rimboccarsi le maniche e attaccare sin da subito problemi, tra cui: la recente crescita d’inflazione e il rallentamento economico, il terrorismo dell’ETA, le relazioni con i Paesi Baschi e la Catalogna, e i delicati rapporti con la Chiesa Cattolica (sapete che qua sono legali i matrimoni tra omosessuali, no?). Personalmente, sono ansioso di vederlo all’opera.

Chiudo, approfittando dell’occasione per fare i miei auguri a Zapatero: “¡Buenas noches y buena suerte!”

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Posted on by santa in Pensieri, Politica