Chueca, il quartiere gay di Madrid…

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{Zollo: carissimi e affezionati lettori, è con immenso piacere che vi presento un nuovo autore di questo blog, si chiama Luca e oltre a parlarci del suo amore per Madrid ci aiuterà a comprendere da vicino la magia di Chueca, sotto tutti i suoi aspetti. Che dire? BENVENUTO!}

Di Chueca si parla spesso. A volte bene, a volte male, ma in pochi non la conoscono, almeno per sentito dire. Si tratta di un luogo speciale, emblematico ed evocativo, unico in Europa e forse al mondo nel suo genere. Chueca trasuda modernità, orgoglio, rivendicazione e compiacimento per una meta raggiunta e forse nemmeno mai sperata. Naturalmente mi riferisco alla comunità gay, i cui diritti – tra cui il matrimonio – sono oggi ampiamente riconosciuti in Spagna. Ma non solo. In un certo senso, le vicende storiche e la natura composita di Chueca rappresentano in piccolo quelle di un paese, la Spagna, che da grande esclusa e ritardataria d’Europa è riuscita a trasformarsi, in soli trent’anni, in una realtà promettente, sicura, libera ed emancipata, proiettata verso il futuro.

Chueca è il quartiere gay di Madrid, è vero. Ma la definizione non è esaustiva. Quest’oggi voglio portarvi a fare un breve giro virtuale per la sua storia e le sue strade per farvi scoprire, in realtà, quanti motivi di interesse può offrire a chiunque.

Chueca è un barrio (quartiere) situato nel cuore di Madrid, accerchiato e contaminato da mondi diversissimi tra loro. A sud lo delimita la caotica Gran Vía, regno di negozi e fast food di giorno e, scesa la notte, di cinesi abusivi che vendono e africane che si vendono.

A ovest Malasaña, progressista e sinistrorsa, giovane e bohemien. A est c’è Salamanca, dove i “pijos” (fighetti) madrileni ostentano la loro agiatezza e a nord il quartiere di Chamberí, anch’esso borghese, ma più autentico. Al centro Plaza de Chueca, fulcro di un tessuto regolare di strette strade con Calle Hortaleza e Calle Fuencarral, più ampie e commerciali, a fare loro da spina dorsale.

Fino a non troppo tempo fa Chueca era un quartiere buio e malfamato, regno di spacciatori e “yonquis” (tossicodipendenti). Fu però proprio in questo recesso off limits della capitale che, nei primi anni ’80, all’indomani della caduta del criminale e liberticida regime del generale Francisco Franco, si impiantò l’ovulo di quella rivoluzione culturale e di costume che oggi tutti conosciamo col nome di Movida Madrileña.

Qui, in locali mitici come il Ras, si ritrovavano l’oggi illustre regista Pedro Almodóvar e il suo allora partner musicale Fabio McNamara, la (tuttora) eccentrica cantante Alaska, il fotografo Pablo Pérez-Mínguez e altri personaggi simbolo di quella decade. La Spagna si apriva alla modernità dopo un quarantennio di repressione e arretratezza, ansiosa di proiettare al mondo un’immagine che la ritraeva disinibita, gaudente, eccessiva, proprio come la cricca di “Pepi, Luci, Bom y otras chicas del montón”, prima pellicola di Almodóvar, appunto, ormai un vero cult.

Conseguenza naturale di questo fenomeno fu, negli anni ’90, l’insediarsi nel quartiere della comunità GLBT (gay, lesbica, bisessuale, transgender), che, da zona pericolosa e degradata l’ha progressivamente trasformato in uno degli angoli più moderni e piacevoli di Madrid, e di certo uno dei più variegati. Riesumata dalla sua rovina, Chueca è oggi un luogo dove convivono contrasti e facce differenti di una città e di una comunità, quella gay, sorprendentemente diversificata al suo interno.

A Chueca, infatti, non è possibile dare una definizione univoca: è vero tutto ciò che si dice di lei, così come è vero il suo contrario. È un ghetto gay, ma gli eterosessuali ci vivono e ci si ritrovano senza problemi. È un luogo di “perdizione”, di sex club, saune e sexy shop, ma nelle sue piazze i bambini giocano a pallone. Qui minimalisti locali fashion che servono raffinate “copas” (drink) si affiancano ai tipici fumosi, sordidi bar madrileni, dove anziani signori spagnoli giocano alle slot machine e sorseggiano vermouth.

Lungo le sue strade brillano boutique, negozi di design, delicatessen e splendidi ristoranti, ma si celano ancora piccole botteghe anni ’40, così come non mancano gli onnipresenti alimentari cinesi. Ci trovi i classici locali gay “happy“, dove mettono Raffaella Carrà (ebbene sì, è un’icona gay anche in Spagna!), ma anche posti sudici e sinistri che sanno di squat londinese e altri ancora frequentati solo dai sudamericani.

Benvenuti a Chueca. Piccolo mondo. Città nella città. Regno di metropolitani e metrosessuali. Un unico grande happening per il “pijo” e il “macarra” (tamarro), l’“oso”* e la “musculoca”*, l’eccentrico e il discreto, lo spagnolo, il sudamericano, il cinese e, immancabilmente… l’italiano a Madrid.

 

*oso (orso): un uomo gay dall’aspetto mascolino, peloso e con la barba, a volte sovrappeso.

**musculoca: un uomo gay muscoloso, fisicamente curato, a volte effeminato.

Posted on by Luca V. in Varie