Ma l’italiano a Madrid che mangia?

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Gli arancini siciliani.

Trasferirsi all’estero comporta gioie e dolori (sono più le gioie naturalmente), tra i dolori sono da annoverare tutta una serie di “microtraumi” legati alle care vecchie abitudini di casa nostra: dalla nostra stanza, ai nostri orari, al fatto di sapersi muovere, alla nostra dieta. A un italiano che si rispetti piace mangiare bene, l’italiano vero non mangia per vivere, vive (anche) per mangiare, trasformando il pasto in un evento spesso avvolto da un’aura quasi sacra (forse esagero, ma per me è così).

A parte le note diatribe culinarie su “chi mangia meglio” e su chi detiene il “brevetto” su prodotti come le arance, l’olio d’oliva e il vino, alla domanda: “che si mangia stasera?” l’italiano a Madrid piomba immediatamente nella nostalgia che lo rimanda agli “arancini“, al caffè e alla “pasta al forno” o alla polenta e al “risotto ai funghi” a seconda dei casi. Questi ricordi si concretizzano immediatamente nella necessità del piatto in questione, che difficilmente placherete con un pezzo di “tortilla de patatas”.

A questo punto, come avrebbe detto il buon vecchio Antonio Lubrano, “la domanda sorge spontanea”: dove becco gli ingredienti, visto che non posso andare “nù zù Pino” né dalla “sciura Teresa”? Ci sono due scuole di pensiero: alcuni adattano le ricette agli ingredienti di scarsa qualità reperibili al “Día”, “Supersol” e “Mercadona” (supermercati spagnoli), generando una compenetrazione ispanica nella ricetta italica; altri, come spesso facciamo noi, ricorrono al famigerato “Corte Inglés” dove troverete quasi tutto ma a prezzi esorbitanti.

Dimenticatevi l’assortimento a cui siete abituati in Italia per esempio, considerando due “temi caldi” quali pasta e caffè posso dirvi che troverete la nostra pasta Barilla solo al Corte Inglés e in pochi formati (penne, spaghetti e se siete fortunati farfalle e maccheroni) e a più di 2€ al Kg; l’alternativa? La “migliore” è la pasta Gallo (marca spagnola) che pare produce penne rigorosamente lisce (maledette!), spaghetti, fusilli e farfalle.

La scelta peggiore (della vostra vita probabilmente) è la pasta marca “Día” tempo di cottura 10 minuti, dovrete essere precisi come un orologio svizzero dato che la pasta passa da “consistenza marmorea” a “purè di pasta” nel giro di pochi secondi… Quindi cronometro alla mano allenatevi al procedimento di scolatura della pasta, magari adottando lo stratagemma di prendere lo scolapasta prima che la pasta sia pronta!

Per quanto riguarda il caffè, sappiate che a Madrid è più facile trovare dell’uranio impoverito che del caffè Lavazza, il che trasforma amici e parenti che vengono a trovarvi in “corrieri clandestini”, “spacciatori di sapori e odori della vostra amata terra”; pena prevista se vi beccano: annegamento nella “salsa alioli” (una salsa spagnola all’aglio). Una delle “migliori” marche reperibili nei supermercati di Madrid è la “Saimaza” (non ha nulla a che vedere con il nostro caffè ma è bevibile).

Dopo questo “sfogo”, voglio comunque precisare che la cucina spagnola è ottima (negli ultimi mesi avrò preso tre chili), il problema affrontato in questo post riguarda il riprodurre la cucina italiana in Spagna, a Madrid.

P.S.: i prossimi italiani che dovessero venire a Madrid, potrebbero portarci olio d’oliva, vino, caffè e Parmigiano? Grazie!!!

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Posted on by sandro in Cucina, Italia, Shopping