Morire per vivere…

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edward-munch-urlo

Il post inerente alla scelta tra Madrid e Barcellona, mi ha fatto ripensare a che cosa è scattato nella mia mente quando ho deciso di lasciare definitivamente l’Italia e di trasferirmi a Madrid. In questo post, sperando di non annoiarvi e di non annoiarmi, vi voglio raccontare di quel periodo, di quel momento, di quell’istante.

Il periodo antecedente alla partenza non era certo uno di quei periodi che si possono definire felici, tutt’altro. Ho vissuto dei momenti, in quel periodo, di profonda tristezza. Mi sentivo oppresso come non mai, infelice, inconcludente. Soffrivo il mio punto di vista differente da chi mi circondava e l’impossibilità di comprendere le scelte delle persone che meglio conoscevo. Mi sentivo solo e decisamente, se non fosse stato per la mia famiglia, lo ero.

In poche parole vivevo una crisi. Ed è stato grazie a questa crisi che ho trovato la forza per smetterla di dire quello avrei dovuto semplicemente fare: partire!

Dovete sapere che la parola crisi in greco aveva un significato duplice, che purtroppo nella nostra pratica cultura è andato perso.

Secondo i greci la crisi era sì il momento massimo della sofferenza, ma, proprio per questo il momento in cui l’individuo aveva la possibilità di cambiare. In una malattia, sempre secondo Loro, era una fase che avrebbe portato il malato a morte certa o a sicura guarigione. (Scusate la mia psico-filosofia spiccia) c’è di più… lo stesso concetto lo si trova tuttora nell’iconografia cinese, nella quale la crisi (危機 – wei-ji) è descritta da due simboli, il wei, che indica appunto un momento negativo, infimo e difficile e da una altro,il ji, che indica invece la possibilità di cambiamento e di rinascita.

La crisi che ho vissuto prima della mia partenza per Madrid è stata una crisi nel senso letterale del termine, perché mi ha spinto a scegliere quello che probabilmente non avrei mai avuto il coraggio di fare. Ma non è stato tanto il fatto di comprare il biglietto per Madrid, quanto il coraggio di mettermi realmente in esame rendendomi conto che mi ero sempre nascosto dietro moltissime parole e progetti, nei quali mi piaceva cullarmi ma che in fondo sapevo che non avrei mai realizzato. Beh la cosa bella è che questa analisi dettata dalla mia crisi mi ha portato a guardare in modo più concreto la realtà che mi circondava e la mia realtà interiore.

In mezzo al mare travolto dalle onde e rischiando di annegare ho deciso di smetterla di cercare appigli inconsistenti e piangermi addosso o insultare Dio, ho guardato l’orizzonte, ho scelto l’onda e l’ho cavalcata.

Oggi e forse solo ancora per qualche minuto, parafrasando Leibniz penso che la vita nella quale sono stato trasportato sia una delle migliori possibili. E non è soltanto Madrid e tutto quello che offre, ma è il fatto di vivere, finalmente. È una sensazione che difficilmente riesco a spiegare, quello che so è che è diametralmente opposta a quella che provavo a Milano. Se in questa città vivo, in quella morivo. Mi rendo perfettamente conto di quanto sia soggettiva la cosa, di come Milano possa rappresentare per qualcun altro quello che Madrid rappresenta per me.

Beh che questo qualcun altro si apra un blog e lo racconti. Io parlo di Madrid. Di me. E di quello che provo. E di quell’odore di stantio che mi nauseava e che qui non sento.

Scusatemi. Oggi mi sono svegliato così. Stasera mi ubriaco e domani vi racconto.

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Posted on by zollo in Pensieri