Perché le tapas si chiamano tapas?

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Tapa di jamón, formaggio e olive

Non attanaglia anche il vostro stomaco questa domanda? È vero, scusate, non si risponde a una domanda con un’altra domanda. Dunque, la questione è molto più intricata di quanto sembri e non esiste una sola versione dei fatti che possa considerarsi ufficiale. Per i profani dell’iberogastronomia, premetto subito che le tapas in Spagna si considerano, a livello culinario, una sorta di aperitivo che in teoria viene proposto gratuitamente quando un cliente ordina da bere. Lo spagnolo medio, almeno anticamente, faceva spesso quello che ancor’oggi viene denominato “ir de tapas” (o tapear), vale a dire effettuare un pasto “completo” facendo la spola tra vari bar de tapas, ordinando da bere e alimentandosi solamente appunto con le tapas, che spesso si condividono tra i commensali. Oggi di solito non si fa la spola, ma si va in un bar de tapas e si consuma lì l’intero pasto, che non è affatto gratis. Ehm, vedo che dalla regia mi stanno facendo il gesto delle forbici e vari altri gesti meno ortodossi, quindi veniamo al dunque…

Innanzitutto, conoscete il significato della parola tapa? Wow, vedo parecchie mani alzate tra i lettori. Tu con il puntatore laser in mano e la maglietta di Star Wars, dimmi.

Vuol dire copertina di un libro, professor Santa.

Esatto, ma non è molto attinente, nerd, torna a giocare a World of Warcraft. Tu col chiodo e la spranga sai dirmi cosa significa?

Nell’espressione “volar la tapa de los sesos “, vuol dire: “far saltare le cervella” e in Costa Rica vuol dire “culo”.

Grazie, un altro inestimabile contributo. Per farla breve, tapa vuol dire in generale coperchio e nella sua accezione più ampia si riferisce anche alla tavoletta del W.C. (argomento non trattato in questo articolo). È quindi qualcosa che chiude, che corona, che “tappa” per usare un termine simile, e da qui derivano tutte le spiegazioni.

La spiegazione più accreditata che vi sentirete elargire dallo spagnolo medio è che, un tempo in Andalucía, venivano servite fette di pane o di jamón per coprire i bicchieri, in modo che non vi finissero accidentalmente dentro gli insetti. Se fossi stato uno di questi ultimi mi sarei accontentato del pane o del jamón.

Le altre spiegazioni effettivamente sono meno credibili… Partiamo da quella più plausibile fino a quella leggendaria: al tempo dei Re Cattolici, i cocchieri uscivano dai bar sbronzi marci, saltavano in sella alle loro custom e causavano incidenti multipli coi tronchi alla Final Destination. Ai re venne allora un’idea formidabile: pensarono bene di obbligare i cocchieri a consumare anche un po’ di cibo con ogni bicchiere, tappandogli appunto il bicchiere con degli alimenti che dovevano ingoiare senza masticare (ahah, ci avete creduto?) prima di passare alla componente liquida dell’ordine. Adoro lo spirito spagnolo: non li fanno bere di meno, li fanno mangiare di più.

Terza spiegazione, ancor più regale della seconda: al re Alfonso X il saggio (Saggio? Perché?) era stato prescritto dal dottore di corte di assumere facoltativamente del vino di quando in quando. Siccome frequentava già un sacco di festini in locali notturni in cui si ammazzava a suon di cuba libre con angostura, per riuscire a bere anche questi bicchierini diurni di vino doveva per forza mangiarci qualcosa assieme per evitare che gli facessero effetto (leggasi: sboccare).

L’ultima spiegazione che ho trovato e che valga la pena di menzionare è anche la più goliardica: il re Alfonso XIII, durante il suo viaggio a Cádiz, nel Sud della Spagna, decise di sostare in ristorante del luogo, più precisamente nel Ventorrillo del Chato, per bersi un buon bicchiere di vino di Jerez. Un arguto cameriere, però, vide entrare nel locale un mulinello di vento e si precipitò a coprire il regal calice con una fettina di jamón. Quando il re vide tal cosa chiese di cosa si trattasse. E il cameriere rispose: “Scusate l’avventatezza, Sire, ma ho visto un vortice e ho pensato di coprirvi il sacro bicchiere prima che vi entrasse della polvere”. Il re sorrise, si sbafò la fettina impolverata di jamón ricoperta di sabbia bella croccante, seccò di botto il vino a mo’ di chupito e chiese un altro vino con tapa. Il pubblico rise della sagacia regale e fece lo stesso. Inutile dire che questo non era Alfonso X il saggio.

Beh, ho soddisfatto la vostra curiosità? Personalmente da buon quasi-hobbesiano credo che le tapas servano soltanto a farti venire sete, anche se questo non ne spiega l’etimologia del nome. Ma chi se ne frega? Sono buone.

Vi lascio con una curiosità: la parola tapa è foneticamente simile in Spagnolo alla parola etapa (dal Francese, étape), la quale significa tappa e veniva anticamente utilizzata quando l’esercito si fermava per rifocillarsi, o appunto: tapear. In questo caso la somiglianza è solo fonetica, ma è comunque degna di nota, no?

P.S.: abbasso il Real Madrid anche se ha vinto lo scudetto, sono tutti mafiosi.

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Posted on by santa in Cucina, Cultura e Società