La corrida de toros… dalla parte del Toro

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Paese che vai usanza che trovi. Qui a Madrid o in Spagna in generale, una delle tradizioni più radicate che resiste alla modernizzazione è quella della Corrida. Quello della Corrida è uno dei temi “calientes” nella penisola Iberica, che vede da un lato coloro che difendono le tradizioni e la “cultura” iberica (massacrare un toro è cultura?); dall’altro lato animalisti o semplicemente gente che riconosce l’idiozia di questa manifestazione (l’82% degli Spagnoli).

Non mi piace opinare senza saper di cosa sto parlando, cosa che mi ha spinto l’hanno passato ad assistere uno degli stereotipi più affermati sulla Spagna: la corrida de toros. Ho assistito una volta alla corrida e vi racconterò dal punto di vista disinformativo (il mio, ma a me piace chiamarlo “informazione alternativa”) i momenti della corrida de toros.

1.  “Il tercio de varas”: questa è la parte inziale della corrida de toros. Dopo una pomposa presentazione del torero quasi come “divinità”, emblema della “superiorità” dell’uomo rispetto agli altri animali, fanno il loro ingresso i picadores: cavalieri armati di vara de picar (lancia costituita da un manico in legno lungo circa 180 cm e una punta in acciaio foggiata a piramide a tre lati). Beh c’è da dire che i picadores, di cavalieri hanno solo il nome. Si tratta in realtà di vigliacchi (armati e in superiorità numerica) che si accaniscono sulla vittima provocandole lacerazioni che sanguinando “saranno utili” a sfiancarla.

2.   “Il tercio de banderillas”: in questa parte centrale della corrida, rientrati i “cavalieri” picadores, è il turno dei banderilleros. I banderilleros sono tre “coraggiosi” che disorientano la vittima (ancora sanguinante) per poi infilzarle tre paia di banderillas (asticciole lignee lunghe 70 cm, coperte da nastri colorati di carta crespa e terminanti con un arpioncino in acciaio, lungo 6 cm e largo 4) dietro la schiena. I colpi dei banderilleros hanno come fine principale quello di rendere furiosa la vittima in maniera che mostri un ultimo sprazzo di aggressività nei confronti del suo carnefice finale: il torero.

3.   “Il tercio de muleta”: siamo arrivati all’epilogo della Corrida. Il torero depone il capote e impugna la muleta (un drappo più piccolo di flanella scarlatta). Senza mai essere perso di vista dai peones, “scagnozzi” che intervengono in caso di bisogno, il “valoroso” torero mette in scena una sorta di folcloristica e letale danza. Una volta sfinita, sanguinante e incapace di alzare la testa (a causa dei danni provocati dalle varas de picar ai tessuti muscolari del collo) la vittima viene trafitta dall’ultimo colpo del torero che, approfittando della posizione a capo chino cui è obbligata la vittima, la trafigge entrando tra le scapole e raggiungendo il cuore.

Questo è ciò che succede generalmente durante una corrida de toros, ma a volte si sa qualcosa può andare storto (o come dovrebbe, a seconda dei punti di vista) e, come nel video “Dalla parte del Toro” di Caparezza, quello a finire a tappeto può essere proprio lui: il torero (vi consiglio di dare un’occhiata alle foto del País).

Ieri “qualcosa è andato storto” a José Tomas che, incornato tre volte a Las Ventas, difficilmente dimenticherà quel giorno.

Se la Corrida fosse giocata ad armi pari, senza sedativi né plotoni di esecuzione, senza vittime né carnefici, se il toro avesse anche solo una possibilità di uscirne vivo e non fosse solo un condannato a morte; rispetterei (pur non condividendo) questa “manifestazione”. Ma si sa la storia non si fa né con i se né con i ma…

Sto dalla parte del toro!

Posted on by sandro in Cultura e Società, Curiosità, Turismo