Rock in Rio: un festival sintetico!

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Rock in Rio: Neil Young

L’autista del pullman gratuito che ci ha portati fino alla “Città del Rock” credeva di essere Fernando Alonso e io credevo di essere in mezzo al deserto, prossimo alla mia morte, fino a quando alla mia destra non vedo l’oasi, la luce, la musica, la festa! Visto il nucleo inizio a guardare gli elettroni che gravitano attorno e noto subito qualcosa che non va, tutto troppo preciso, ma non ci penso, in fondo ero lì per il rock, per la droga e, perché no, anche per il sesso, son pur sempre un figlio degli anni ’70! ROCK, direbbe mio fratello e ROCK penso entrando.

Avevo sentito dire che il Rock in Rio era stato definito il Festival della tecnologia, ma pensavo solo per una quantità enorme di luci accese durante la sua seconda edizione in Brasile.

Questa in Madrid era la fiera della tecnologia, bisognava fare la scontrino per prendere da bere o da mangiare, terminali, cassieri vestiti tutti uguali, ma non solo, per chi voleva, c’era la possibilità di farsi lo scontrino alle macchinette saltando le piccole code che si creavano. Piccole perché dato l’enorme numero di persone dello staff le code si snellivano in fretta. Mangiare preconfezionato, niente salamelle o carne arrostita, nessuno spazio dato agli Ara Krishna, niente super alcolici, solo birra, che poi di birra aveva forse il colore, dato che era solo Corona alla spina, mezzo litro 3,50 euro, beh almeno non costava molto direte voi, vero, il problema è che la quantità di quella birra necessaria a sbronzarsi non può essere contenuta da nessun essere umano!

Un festival a Madrid non me lo sarei mai immaginato così, era un festival sobrio. Abbandonata quasi subito l’idea della droga e dell’alcool e mettendo tra parentesi quella inerente al sesso mi rifugio nel rock’N'roll e mi butto nella folla.

Nonostante il ritardo con cui sono arrivato, Neil Young non aveva ancora iniziato a suonare, mi avvicino con in mano una delle tante birre che avrei bevuto, guardo il palco, parlo con i miei amici, Sandro e Thomas e aspetto, penso alla fine del rock, penso a mio fratello, guardo per terra e vedo una moquette verde, neanche l’erba, penso, ma i miei amici mi fanno ridere e la Coronita da 3,50 inizia riempirmi lo stomaco e la vescica. Poi sale sul palco un vecchio signore con la camicia bianca, mi scalda con qualche pezzo, ma sono ancora un po’ rintronato dall’atmosfera, poi mi chiama, “hey hey my my, rock’N'roll will never die, my my hey hey rock’N'roll is here to stay!”.

Rock in Rio Neil Young

 Questo è rock penso, mi godo il concerto, Neil Young si lascia prendere dalla sua chitarra e su molti pezzi esagera, trascina canzoni anche per venti minuti, ha più forza di me ed è palesemente esausto ma continua in nome del rock. Quando saluta corriamo a pisciare, niente coda, niente cessi sporchi, tutto pulitissimo. Il rock è ancora vivo penso, ma vecchio, come Neil Young.

Ci spostiamo nella zona house, ma non troviamo nulla di quello che cerchiamo, un bellissimo impianto, bella anche la musica, atmosfera rilassata, un accenno di ballo, poche ragazze, la parola droga solo nelle bocche di chi la cerca, l’alcol nella mente di chi lo desidera, le ragazze da qualsiasi altra parte tranne che lì.

Prendiamo birre su birre e ci divertiamo, balliamo, poi verso le 5 ci dirigiamo verso gli autobus per tornare a casa, il festival avrebbe chiuso i battenti alle 6 di mattina. Fuori dal concerto sbirri che chiedevano documenti a qualche venditore ambulante che cercava di vendere birre in lattina a 2,50 € e panini con chorizo a 4.

Saliamo in autobus e arriviamo in pochissimo tempo al Bernabeu.

Il Rock in Rio è un evento di musica internazionale nato in Brasile dall’imprenditore Roberto Medina. Giunto alla sua ottava manifestazione, ha aperto i battenti anche a Madrid, dove vicino ad Arganda del Rey, estremo sud. La “città del rock” nella quale sono stato è stata appositamente costruita per ospitare questo evento, un posto immenso con punti di ristoro, 3 palchi enormi, fontane, punti espositivi e d’intrattenimento. Una struttura degna di nota è sicuramente quella sponsorizzata dalla Toyota, che consente ai pochi fortunati che si sono messi in coda per tempo, di essere imbragati e di scivolare lungo due cavi d’acciaio che uniscono le due torri Toyota poste ai lati opposti del palco “El Mundo” e di sorvolare così dall’alto tutta la gente di fronte al palco principale della Città del Rock.

A parte tutto mi sono divertito, forse più per la compagnia e per Neil Young. Scordatevi l’idea del festival, forse di pomeriggio l’atmosfera è positiva, come del resto lo è stato la sera, ma non fatevi aspettative, i festival che abbiamo tutti nell’immaginario comune sono  altra cosa e non sono su prato sintetico.

 

PS Grazie a Thomas per le foto (La grafica sulle torri della Toyota è tutta opera sua!). Se volete vederne altre accedete al profilo di Thomas su Flickr, che ne ha già caricate. ROCK’N'ROLL!

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Posted on by zollo in Eventi e Concerti, Musica, Varie