Manzanares el Real

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Manzanares el Real

Fiume, monti che hanno sete di alberi e una valle. Acqua che scorre verso il mare, una libellula blu elettrico, farfalle e pesci. Acqua trasparente che mi lascia vedere il letto del fiume; acqua trasparente che parla con le pietre. Una sorta di eden, un eden simile a quello dal quale furono cacciati, secondo alcuni, Adamo ed Eva. Per fortuna noi, esseri non mitologici o fantastici, possiamo godere del paradiso quando ci pare e piace! Un paradiso in cui non è proibito mangiare le mele dell’albero della conoscenza, però si fare il bagno!!!

Osservo la danza silenziosa di una libellula blu elettrico tra la vegetazione; osservo i movimenti delle sue leggiadre ali, ali che quando si aprono disegnano un fiore. La leggerezza e il silenzio della sua danza mi lasciano ascoltare indisturbata il dialogo tra l’acqua trasparente e le pietre contro cui irrompe ma dalle quali fugge per non arrivare tardi al suo appuntamento con il mare. Le farfalle, alcune bianche, altre marroni, sembrano indifferenti alla corsa e all’affanno di quest’acqua che freme per baciare il mare. Solo si limitano a rincorrersi e a nascondersi tra gli alberi, per poi lasciarsi nuovamente vedere.

Sono seduta su di una pietra di un’età a me sconosciuta, i piedi immersi in quell’acqua che non posso e non voglio smettere di ascoltare. Sono nella Pedrera di Manzanares el Real, ad una quarantina di chilometri da Madrid, e non posso distogliere il mio sguardo da questo quadro del quale faccio parte. Un quadro dipinto, chi può dirlo, se da un solo un dio o da milioni di divinità! Stanca dei raggi del sole, all’ombra di un albero, continuo a leggere un libro che parla di noi umani, ma non posso evitare di ripensare ai fantasmi.

Giusto prima di imboccare la stradina che porta giù al fiume, mi sono incrociata con un signore seduto su di una sedia bianca, e che non prestava nessuna attenzione ai suoi clienti fantasmi! Solo dirige qualche frase secca alla gente che scende al fiume. È seduto sotto il “portico” di quello che era o è un bar. I tavoli, fuori, sono disposti su tre file ed ognuno ha quattro sedie. Sono sedie e tavoli scarcassati, arrugginiti, sedie e tavoli scheletrici. Ma dei clienti, nemmeno lo scheletro è rimasto. Solo presenze assenti.

Mi chiedo se al ritorno sarà ancora lì, seduto, il signore, o se starà servendo un bicchiere di vino ad uno di quei suoi clienti invisibili ai nostri occhi. A dare un po’ di colore a quel bar, il rosa delle pareti esterne, lo stesso rosa delle case dell’Avana.

Siamo stanche del calore del sole e della voce dell’acqua… È ormai diventata rumore. Prendiamo quindi un’altra volta la macchina, non senza dire un “hasta luego” al vecchio del bar, e ci dirigiamo al centro del paesello. Prendiamo un caffè e decidiamo di avvicinarci al castello.

Né re né regine ad accoglierci. Né principi né principesse. Nessuno in biglietteria, nessun vigilante. Propongo di scavalcare il cancello, ma le due mie compagne dicono che è meglio di no! Ma perché non posso entrare in quel giardino e raccogliere le mele dell’albero della conoscenza!?

Ritorniamo alla macchina, torniamo a Madrid, prendo la metro, arrivo a casa e cerco informazioni su Manzanares el Real. Spero che almeno voi possiate entrare nel castello! Io mi accontento di essermi seduta vicino ad un fiume ed averlo ascoltato in una giornata torrida a Madrid.

A Manzanares el Real ci si può arrivare in bus, da Plaza de Castilla, in un’ora e mezza!!

Info su: http://www.manzanareselreal.org/inicio2.html

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Posted on by valentina in Turismo, Varie