San Fermin secondo Sandro

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San Fermin Pamplona

Eh si, care lettici e lettori. Uno dei vantaggi di Madrid è che trovandosi al centro della Spagna permette di raggiungere praticamente ogni angolo della penisola Iberica con un viaggio di durata accettabile.  Giovedì io e quel pazzo di Bancomat (Roberto), parlando con un nostro collega di questo famoso San Fermin celebrato a Pamplona, abbiamo deciso di acquistare i biglietti del bus. In qualità di inviati per I.A.M. ovviamente. Posso giurarvi che ne è proprio valsa la pena…

Innanzitutto vorrei spiegarvi i perché di questo articolo doppio: essendo vaghi e a spezzoni i ricordi di questa incredibile festa abbiamo deciso di scrivere “il San Fermin Secondo Cavallo” ovvero le righe che state leggendo e “il San Fermin secondo Bancomat”, quello del buon Roberto (il nostro inviato per gli Europei). San Fermin è uno degli eventi più popolari della cultura spagnola e si celebra a Pamplona. Il momento più importante è l’encierro, l’atto di chiusura dei 6 tori nella Plaza de Toros. L’encierro anticamente obbligava la gente del posto a creare una sorta di percorso costituito da 7 tramos (parti del perecorso) tra il Corralillo del gas e la Plaza de Toros. La peculiarità di questo evento, francesi e guiris incornati a parte, sta nella tradizione seguita da coraggiosi e ubriachi (generalmente i sopracitati guiris) che scappano dai tori lungo uno dei tramos.

Per prendere parte (attivamente) all’encierro basta presentarsi tra le 07.00 e le 07.30 dal 7 al 14 di luglio in Plaza del Mercado o in Plaza del Ayuntamiento a Pamplona. Se siete così folli o coraggiosi (a seconda del punto di vista) da partecipare ecco un paio di dritte consigliate da tutti gli spagnoli che hanno saputo della nostra spedizione al San Fermin di Pamplona:

  • Se disgraziatamente vi trovate a terra, restateci! Eviterete di essere incornati.
  • Se volete togliervi dai piedi una volta cascati, rorolate.
  • Sempre nel disgraziato caso in cui vi trovate faccia aterra, contate i sei tori per essere certi che siano passati tutti.

Nonostante le antiche nonché sacre radici di questo evento, io e Roberto siamo andati al San Fermin “anche” perché è una delle feste più famose del mondo, dove l’alcol regna sovrano e ci si ritrova letteralmente immersi in un fiume di gente festeggiante  a ogni angolo di strada. Per raggiungere Pamplona da Madrid abbiamo optato per la soluzione più economica e meno pericolosa: l’autobus. Con ALSA, il biglietto Madrid – Pamplona andata e ritorno ci è costato solo 49.32 € e teoricamente 5 ore di viaggio; dico teoricamente perché siamo rimasti bloccati per due ore in autostrada a causa del traffico.

Dopo “solo” 7 ore di bus e due litronas come aperitivo, arriviamo finalmente alla stazione degli autobus di Pamplona; stazione che conosciamo benissimo dato che è stata la nostra “suite” per tre giorni e due notti. Arrivati è già delirio, tutti indossano il tipico costume bianco (solo al momento dell’acquisto) adorno di fazzoletto e cintura rossi; decidiamo di procurarcene uno anche noi per la modica cifra di 27 € da uno dei tanti negozietti aperti fino a tarda sera (maglietta, pantaloni, fazzoletto da mettere al collo, e cintura). A quel punto eravamo ufficialmente pronti per iniziare.

Chiediamo subito a delle gentili donzelle dove fosse l’epicentro della festa che ci consigliano il casco antiguo (la zona vecchia di Pamplona). Raggiunto i posto ci rendiamo immediatamente conto che tutte le leggende su questa incredibile festa non erano affatto leggende. Estratta la nostra bottiglia di Brugal previamente acquistata a Madrid e accompagnata dalla sua fedele compagna Coca Cola, cominciamo ad entrare nello spirito della festa. Le strade erano gremite di gente accorsa da tutto il mondo che entrava e usciva dai tanti bar munita di minis (bicchiere da 1 lt) naturalmente pieni d’alcol.

Finita la bottiglia di Brugal decidiamo di comprarne una di Bombay (18 €) da mischiare con una Fanta lemon (3 €) e da una busta di ghiaccio (3 €) il tutto dal “cinese“; quello fu l’inizio della fine. Terminati i festeggiamenti io e Roberto siamo tornati alla nostra “suite” e ci siamo adagiati su un comodissimo pavimento in marmo con gli zaini pieni di bottiglie come cuscino. Svegli più o meno alle 15.00 alle 17.00 facciamo colazione con un mini di gin tonic, e via nuovamente festa. Non ho parole per descrivervi lo stato comatoso della domenica, ma come ho detto prima: “ne è valsa la pena”.

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Posted on by sandro in Cultura e Società, Eventi e Concerti, Varie