Italiani a Madrid

Cambiare, partire, trasferirsi, vivere.

 

Madrid è il Player, l’AVI e l’MP3 della nostra vita, noi, spettatori del nostro stesso spettacolo, aggiungiamo soltanto una voce, una voce fuori campo, una voce in Italiano.

A Madrid il toro si prende per la coda…

19 settembre 2008, scritto da zollo


Code a Madrid

A Londra gli inglesi fanno la coda per tutto, si sistemano precisamente in coda o in fila alle fermate degli autobus, nei tabaccai, ai bar, è incredibile, ricordo che questa abitudine tipicamente inglese fu quella che più mi colpì quando arrivai nella città che per me, allora, avrebbe dovuto essere la capitale del punk… Ma io vivo nel passato, me lo dicono tutti, avevo sbagliato di qualche decennio, Londra non era proprio come me l’aspettavo, così, più che a tingermi i capelli, imparai a tenere la destra sulle scale mobili.

Appena arrivato a Madrid, ho notato che anche qui tutte quelle abitudini “civili” che avevo visto da Londra invadere, anno dopo anno, l’Italia, avevano attecchito completamente sui madrileñi. “Un’altra metropoli globalizzata con gente che si mette in coda come manichini, non la reggo” ho pensato, ma sapete, io vivo nel passato e, ancora una volta, mi sbagliavo, non mi trovavo a Londra, ma a Madrid e questo fa e ha fatto la differenza.

A Madrid si sta sulla destra nelle scale mobili, ci si mette tranquilli in coda e quando si arriva in un negozio o in un posto dove c’è altra gente che aspetta si chiede chi è l’ultimo. È molto probabile che Questo Madrid lo ha imparato, come Milano del resto, da Londra. Unica differenza è che gli spagnoli sanno sempre dare un po’ di vita e di sapore anche alle cose più noiose.

In coda a Madrid le persone s’incontrano, chiacchierano, comunicano, interagiscono. In coda a Madrid ci s’intrattiene. È per questo che ai madrileñi piace così tanto stare in coda ed è per questo che qui a Madrid, in Gran Via, ho visto la coda più lunga di tutta la mia vita. Al 31 di Gran Via, nel 1931, Doña Manolita una signora di terza età ha aperto un fortunatissimo punto vendita di biglietti della lotteria che ad oggi è considerato il posto nel quale si vince. Per la lotteria di Natale, fuori da Doña Manolita, organizzano la coda alternandone il verso in giorni pari e dispari, i giorni pari da un lato della strada, i giorni dispari dall’altro, di modo che la coda non danneggi sempre gli stessi negozi. Vi lascio immaginare la lunghezza.

Certe notti esco con la ferma intenzione di non entrare in nessun locale, ma di farmi semplicemente le code, le code sono come i preliminari durante il sesso. Con i preliminari si comunica e, sì, ragazze, io amo comunicare  ;) e amo girare per locali, mettermi in coda con la birra mahou da un euro del cinese, amo guardarmi attorno, parlare con le persone, conoscere, interagire, questo è quello che si fa a Madrid mentre si sta in coda e non importa che sia di notte, di giorno, relazionarsi con persone sconosciute qui è facilissimo e quando si è nella stessa situazione lo è ancora di più.

Quando ti piace uscire da solo, quando non hai nessuno che ti aspetta, quando non vuoi farti esaminare da un energumeno senza cervello e quando vuoi semplicemente scambiare 4 chiacchiere con qualcuno che non conosci, allora prendi un paio di birre e mettiti in coda, ma non arrivare all’esame finale, a meno che non hai trovato una buona motivazione per passarlo.

Nelle code a Madrid ho riso, ho bevuto, ho litigato e “ligado” ho conosciuto moltissima gente e se anche mi sono perso la musica del locale, sono tornato a casa soddisfatto, senza puzzare di fumo.

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5 commenti per “A Madrid il toro si prende per la coda…”

  1. ti piacciono le code…interessante :) non fa numero..è un articolo molto comunicativo (si dice?

    angela

  2. beh Zollo, piacere di essere stato in coda con voi, a scambiare quattro chicchiere, voi con la vostra Mahou “cinese”, e noi fermamente convinti di entrare all’ofrenda per acabar la noche….ma ne valeva la pena?!? boh…. Un saluto ragazzi…

    Miki

  3. Grande Michele! il piacere è stato mio, se ti va stasera siamo al Pura Vida in Calle Vazquez de Mella… ciao e buyona serata!

    zollo

  4. Caro Zollo, a Milano la fila? Ricordo bene una volta, che un adorabile vecchiettino “milanese old stile” in fila davanti me -ad un posto dietro Piazza Diaz dove mangiavo dei panini buonissimi- si girò verso di me e mi disse quasi commosso: “ah si, signorina, questo è uno dei pochi posti a Milano dove ancora si fà la fila” infatti era cosí! ricordo senza nostalgia ogni mattina uscendo dalla metropolitana di Missori, procurava essere l’ultima a salire le scale mobili, perchè non volevo rovinarmi il fegato così presto la mattina coi furbi che ti passano avanti. Amo ancora Milano, ma che lì si facessero le file, propio no. E non credo propio che gli spagnoli abbiano imparato dagli inglesi le buone maniere,anche se alcuni a volte lasciano desiderare in metropolitana per entrare nei vagoni, hanno in generale una loro propia cultura di buone maniere.

    Luisa

  5. Beata te che a Milano ancora si fa qualke fila..qui a Napoli la fila non è mai arrivata come usanza..anche se parlerei più di rispetto e di buone maniere..ecco queste cose a Napoli non esistono..o almeno la maggior parte della gente non sa cosa significhino!
    Pensa che quando sono stato a Barcelona e ho visto la gente in fila sul Paseo de Gracia per entrare al cinema ho ritenuto opportuno fare una foto..dalle mie parti c’è la calca..con tanti “furbi” che cercano di scavalcarti..e a volte finisce anche in rissa!

    alexnapoli

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