Madrid Barajas: l’areoporto della capitale
22 settembre 2008, scritto da Miki{Zollo: Oggi ho il piacere di presentarvi un nuovo collaboratore che, oltretutto, ho conosciuto in coda a La Ofrenda. Lui è Michele, uno diviso tra Londra e Madrid, e in questo articolo ci parla dell’areoporto di Barajas. Grazie per la collaborazione e benvenuto!}
Un altro ritorno nella Capital, altro vuelo che si abbassa lentamente nel sole del tramonto, che puntuale o no mi riporta a respirare l’aria tiepida di Madrid. I riflessi del sole della sera assomigliano molto al giallo e al rosso dipinti sull’aereo, e il mare che ho lasciato alle spalle cede il posto ad un paesaggio arido e pianeggiante.
Arrivo da Nord, mi aspetto giá che dal momento in cui il comandante ripete la fatidica frase “tripulación, tomar asiento para el aterrizaje”, al momento in cui toccheremo terra, l’aereo descriverá un grande circolo, con la Capital sulla sinistra, per atterrare da Sud all’Aeropuerto Internacional de Madrid Barajas.
Mi sono seduto a sinistra, niente pasillo ma ventanilla per me, per appoggiare la fronte ed affondare gli occhi tra le torri Cuzco e quello che rimane del Manzanares, tra il centro cittá e i condomini con piscina dei sobborghi, mentre virando ci prepariamo ad ad atterrare a Barajas.
Altro giorno, altro volo, questa volta entriamo da Nord diretti alla pista, questa volta il finestrino sinistro serve solo a mostrarmi terra bruciata e frammenti di una recente tragedia, mentre la mia mente vola alle persone che non avranno altro ricordo di questo immenso e trafficato aeroporto.
Ogni volte che ritorno alla “porta del cielo” di questa grande cittá, una varietá di emozioni mi colpisce. L’estenuante tempo passato seduto in aereo per spostarmi tra le piste fino al terminal assegnato…siete atterrati? Pensate di essere giá arrivati? A Barajas potreste sbagliarvi…
Il terminal nuovo, col suo design avveniristico e i piloni che sfumano dal blu al rosso passando per tutte le sfumature…i voli, moltissimi diretti a capitali del sudamerica, con i grossi Airbus di Iberia che sornioni brontolano, mentre i passeggeri imbarcano per vedere le famiglie lontane.
Il contrasto tra la gente seduta per terra, stanca dell’attesa, chi approfitta per dormire sulle panche, grazie all’aria condizionata che maschera l’arida temperature esterna, e la sala vip piena di bevande, alcolici, riviste di business e persone sole con un piccolo bagaglio a mano ed il Blackberry sempre in mano.
Mi reco ai controlli, attuando una serie di automatismi che ormai fanno parte di me, togli questo, quello, passa di quí, di lá..e sorrido per un anziano straniero, non parla né inglese né spagnolo, non capisce da che parte deve passare, posa oggetti a caso sui nastri degli scanner, e confuso infine riesce a passare la barriera.
Quando esco da Barajas la mia giornata é finita, le porte scorrono e si aprono, mi piace vedere chi aspetta qualcuno a lui caro, mentre solo mi dirigo alla linea rosa di Metro, o ad uno dei taxi bianchi che aspettano in fila.




@ Michele: bello l’atterraggio visto con i tuoi occhi: è molto rilassante e rassicurante! Se descrivessi io la stessa situazione (ma da utente fifona) nessuno prenderebbe più l’aereo… sigh!! Complimenti per l’articolo, mi è piaciuto molto!
GIORGIA RN
22 settembre 2008
Complimenti x l’articolo, è piaciuto tanto anche a me! Ricordo che ogni volta che atterro a Barajas mi sembra di non arrivare mai: la pista è infinita e il mio desiderio di scendere dall’aereo e correre verso la mia città preferita e colui che la rappresenta sempre molto forte…
Federica
22 settembre 2008
Grande Michele scrivi veramente bene…una sola domanda anzi due
1- ma tu chicaxxo sei?
2- ma alla fine secondo il tuo parere quella cosa là……esiste?
il Malli
22 settembre 2008
Ciao Miki!! Ma senti, ma tu, chi c…o sei?? Benvenuto!
Ains, gli aereoporti e le uscite dagli aereoporti…quando nessuno ti viene a prendere…
@Malli: posso rispondere alla domanda 2!!?? jiji
valentina
22 settembre 2008
é un ologramma inventato dagli americani per distrarre le masse in battaglia; si mormora che l’esemplare piú prezioso sia conservato nell’Area 51 (che in quanto tale diventa il locale piú pieno di “quella cosa” del mondo)
Miki
22 settembre 2008
“e l’esemplare piú prezioso sia conservato nell’Area 51″
possiamo farla li la prossima festa del Blog!!!!!
il Malli
22 settembre 2008
Bello l’articoletto, Myki! Mi fa venire voglia di prendere il primo volo per Madrid… anche se io non attero mai da nord, non vedo le torri cuzco e non sbarco al T4 ho voglia di venire a Madrid e da tutto quello che rappresenta per me!
un saluto a tutti gli italiani a Madrid!
Beatrice
22 settembre 2008
oooooooooooooo zolloooooo ho letto la tua descrizione..kazzo ti sei dimentikato di parlare dei graffiti….sei un bollito yo pol aka poluanna..
pol sabo
22 settembre 2008
beh ci sono anche altre cose che ho volutamente tralasciato…
zollo
22 settembre 2008
gli aeroporti hanno un fascino particolare su di me.. queste porte aperte sul mondo.. questo via via di gente che viaggia, che si muove, che sosta poche ore durante viaggi di migliaia di km.. amo gironzolare per le zone d’imbarco anche solo per immaginarmi a bordo di aerei diretti verso localitá lontane..
Thomas
23 settembre 2008
bella, anzi ottima descrizione. Il Barajas è altresì molto bello, con i tralicci metallici colorati, la sua ampiezza globale, la sua schematicità…
Io e my wife atterreremo nuovamente a Barajas giovedì 25, al pomeriggio; e ci immergeremo un’altra volta -solo per qualche giorno ;-( – nella fantastica Madrid.
byeeeeeeeeeeeee
boccia66
23 settembre 2008
Credo che per noi italiani a Madrid – e per chiunque ad un certo punto della propria vita abbia scelto Madrid come la sua città – Barajas è un punto di riferimento, la prima immagine che abbiamo assorbito della città, il luogo in cui per la prima volta la sua aria ha inondato i nostri polmoni. E resta un po’ la nostra porta sul mondo parallelo, un luogo lontano e misterioso costruito appositamente in mezzo al deserto dove di tanto in tanto andiamo per tornare per un po’ alla vecchia vita, alla vecchia Italia, per poi rimaterializzarci qualche giorno dopo, pronti a riprendere la nostra vita madrilena. Barajas a me piace talmente tanto che decisi di farne il mio posto di lavoro. Adesso per me timbrare il cartellino è far scivolare una scheda magnetica che apre una delle porte di quella grande astronave, che poi, alla sera, mentre atterro sull’ultimo volo, mi riaccoglie rassiurante e mi dice: benvenuto a casa.
Luca V.
24 settembre 2008
Barajas è un aeroporto come si deve. Dove sei hai da aspettare ore per la coincidenza c’è sempre Zara o Mango a farti compagnia…:-)
giuliad06
24 settembre 2008
ma lavori per easyjet?? domenica sera ero sul londra – madrid (da luton delle 17.40).. ho visto che uno degli stewart era italiano (l’ho notato quanto parlava spagnolo perchè l’inglese lo parlava benissimo) ma ero cottissimo e ho dormito mezzo viaggio senza manco chiedere chi fosse e se fosse basato qui o a londra..
Thomas
30 settembre 2008
Sì Thomas sono un assistente di volo di easyJet, ma quello di cui parli è un collega con base Luton, noi da Madrid facciamo solo Gatwick
Luca V.
1 ottobre 2008
Ciao luca, mi chiamo Pier e sono un tuo collega basato a Milano. Ho appena chiesto trasferimento a Madrid e forse a novebre arrivo. Mi sapresti dare qualche informazione sul contatto, parcheggio, qualcosa in generale insomma visto che non so nulla, l’unica certzza è la voglia di partire anche se forse stò correndo un po troppo. grazie
Pier
15 luglio 2009