Lontano da casa
10 gennaio 2009, scritto da santa
Quando i carrelli dell’aereo stridono contro la pista, vi coglie un fremito che spezza i primi sintomi della malinconia: un fremito di euforia. Non è stato facile, ma ci siete riusciti. C’è voluto del tempo, ci sono voluti dei sacrifici, probabilmente più del previsto, ma alla fine ce l’avete fatta. Siete arrivati. Vi aspetta una nuova vita. Avete mollato tutto o quasi: amici, partner, famiglia, lavoro, hobby… Tutto per trasferirvi in un’altra città. Lontano da casa. Da soli.
All’inizio, come animali fuori dal loro territorio, sarete disorientati, ma nel vostro caso anche entusiasti e pieni di energie. Energie che userete per imparare una nuova lingua, cercare pazientemente casa, affrontare numerosi colloqui di lavoro, visitare la città, scoprire locali nuovi in cui trascorrere le vostre notti e alzare i vostri gomiti, conoscere nuovi amici e amiche; avrete addirittura voglia di passare le feste lontano da casa e sentirete di rado le persone che eravate soliti frequentare, e probabilmente vi siete già trovati una ragazza o un ragazzo per “facilitarvi la vita”. Prima o poi, tuttavia, finirete inevitabilmente intrappolati in una routine, perché – udite udite – anche chi odia la routine ne ha una.
Allora inizierà una ricerca più profonda, sarete più esigenti, selettivi, intransigenti, intolleranti. Inizialmente saranno bazzecole: partirete alla ricerca del ristorante più raffinato, del supermercato più economico, del mezzo di trasporto più efficiente, del club o bar dove si beve meglio, del parrucchiere più abile, del centro commerciale più fornito, del negozio di abbigliamento con più saldi… fino a conoscere la città come il palmo della vostra mano. Poi passerete a questioni più serie: probabilmente cambierete appartamento un paio di volte per motivi futili; scazzerete con qualche “amico” acquisito in fase di “bisogno di amici”; e, infine, il vostro stato mentale si avvicinerà pericolosamente a quello che vi torturava prima di trasferirvi. Non sarà facile rendervene conto, succederà un giorno qualunque in un momento qualunque, ascolterete per caso una canzone, vedrete per caso un film o una serie in TV o qualcuno pronuncerà una frase che vi farà ripiombare nel passato. Lì capirete che siete gli stessi di prima, solo in un altro posto, e intuirete che non basta trasferirsi per cambiare.
Non tutti sappiamo accettare la verità, però. Ci piace distorcerla in modo da sentirci meglio con noi stessi. Perciò, ognuno interpreterà in modo diverso questa sensazione. Nella maggior parte dei casi soffriremo di un’acuta (ed eventualmente cronica) mancanza di casa, penseremo di aver sbagliato tutto, che saremmo dovuti restare dov’eravamo, che si stava meglio quando si stava peggio. Niente di più sbagliato: il problema è che ci siamo tenuti in testa un grosso pezzo di casa e abbiamo cercato di imporla nel nostro nuovo habitat. Non sappiamo adattarci.
Poi v’è lo spirito nomade, quello che è convinto di dover continuare a migrare per sentirsi in pace con sé stesso. Questo è caratterizzato da mancanza di pazienza e da una famelica assuefazione alle novità. Non si accontenta mai, è il tipico individuo sregolato che non è capace di farsi durare le cose. Probabilmente continuerà a spostarsi per tutta la vita, senza mai trovare pace né amore, e perdendo quel poco di buono che avrà incontrato. Non sa accettare i difetti.
Ci saranno sicuramente mille altri casi, come coloro che biasimeranno un qualche deus ex machina o fingeranno di stare bene per tutta la vita, ma sono certo che qualcuno capirà che la propria melanconia proviene soltanto da dentro, e allora ci sarà spazio per un cambiamento.
Certo, a questo punto è anche possibile che siate felici, ma siamo onesti: stiamo parlando degli esseri umani…
(Scusate il cinismo, ma ci tenevo a dire ai miei amici di Madrid che mi mancano…)




Santa l’antropologo
ha troppo ragione…
io sono già nella fase “forse sarei dovuta restare dov’ero”, con l’aggravante che adesso sento nostalgia degli affetti che ho lasciato in Italia o che eventualmente lascerei in Spagna… che neuro… il giorno che deciderò definitivamente dove stare e riunirò tutte le cose che ho sparso nelle case di due paesi avrò bisogno di un castello… nel frattempo oscillo tra lo stare bene davvero e il fingere di stare bene, mentre segretamente invoco un deus ex machina che mi tolga da questa crisi mistica… uff…
GIORGIA RN
10 gennaio 2009
mi riconosco anchio in tutto questo,ho lasciato tutto per venire a MADRID,ma lo fatto solo per amore,adesso mi trovo un po in difficoltà e non so cosè la cosa migliore da fare,ma il cuore mi porta da lei in SPAGNA,spero di trovare la tranquillità che tutti cerchiamo dalla vitae di trovare una stabilità dentro di me.
roberto
12 gennaio 2009
che bello risentire la tua voce.. anche se a distanza..
io mi ritrovo in una situazione nella quele trovo difficoltá ad inquadrare dove sia di preciso la mia Casa. La nostalgia per il momento non esiste (se non per le persone piuttosto che per i luoghi) e quindi va bene cosi..
Chissá, fra un po’ arriverá il momento di levare un’altra volta le tende.. o magari no.. per il momento penso al presente e un con un sorriso al passato..
Thomas
12 gennaio 2009
Ma io non ho capito chi è l’autore, Santa chi? mmmm
zollo
12 gennaio 2009
Santa Claus! Scusate, è stupidissima, ma mi è venuta di getto!
Francesco
13 gennaio 2009
…il “pezzo” è molto interessante…ed anche molto vero…guardando dal fuori,però a volte si ha la sensazione che la partenza sia una fuga. Purtroppo, spesso, non si lasciano a casa gli amici, la donna, la famiglia, “soltanto”, ma anche e soprattutto i problemi, che come i propri cari restano li, e se anche all’inizio di una nuova esperienza ci si pensa meno, come si contattano meno gli amici, tutto resta dov’è, e finchè non si affronta, ti aspetta.
Per mio modesto parere se si lascia una situazione per un’altra bisogna avere alcune certezze, l’avventura di una vita mi dà impressione di fuga, di andare lontano, di evitare qualcosa che poi resta lì, attaccata al culo, e che si può ripresentare altre volte, in altri paesi, in altre città, con altri occhi davanti agli occhi, e voltare le spalle e andarsene non dico che sia facile, ma è sicuramente più veloce.
andrea (fratello di Roberto)
13 gennaio 2009
…uno specchio, identico a quanto mi passa per la testa… grazie
igor
13 gennaio 2009
Scusate, mi posso inserire con un po’ di positività?
Capisco ciò che provate, anche a me è successo di chiedermi se la direzione fosse quella giusta, ma se non si vive qualche emozione nella vita, cosa ne resta? Il fatto di essersi sentiti nel bel mezzo di un’avventura, di una favola, l’essersi percepiti per un po’ fautori del proprio destino e non foglie in balia del vento non è abbastanza per giustificare la scelta di fare le valigie? Io credo proprio di sì! Partire viene visto dai più come una fuga, io l’ho sempre visto semplicemente come un bel viaggio, più o meno lungo. Certo è dura decidere di stabilirsi fuori dal proprio Paese, tutto diventa più serio, assume un carattere decisivo e grave. Credo che la ricetta migliore sia viversela con più leggerezza perchè tornare è sempre possibile, ripartire pure. La routine subentra sempre, è vero, ma sono convinta del fatto che ogni posto sia differente e ogni cultura sappia proporre nuove alternative alla “noia”. La mia non vuol essere una lezione di vita ma il mio modo di lottare contro l’immobilismo e le generalizzazioni che tanto odio: “tanto poi tutto torna come prima…”, “ogni posto è uguale se ci devi vivere e lavorare…”, “partire è solo fuggire da se stessi…”
Viva il viaggio! Gli errori non esistono, è tutta esperienza!
lell@
14 gennaio 2009
Lella: sembri mia mamma, ma in fondo hai ragione… ci rifletterò su…
GIORGIA RN
14 gennaio 2009
però….che mamma brillante!
lell@
14 gennaio 2009
Ragazzi… ammiro voi che avete preso la decisione di trasferirvi in un’altra realtà…io combatto ancora con questa indecisione e mi chiedo: Ma starò bene li? Qui in italia ho un lavoro sicuro, mi conviene cambiare vita? e se poi me ne pento?tutte domande che forse non troveranno mai risposta…Forse la verità è che sono troppo attaccato ai miei affetti e magari ho la classica paura di cambiare perche nn si sa come sarà. Però condivido pienamente il msg di lell@!!! La vita è una, e bisogna viverla con tutte le esperienze positive e negative che ci regala ogni giorno… la mia angoscia più grande è forse quella di pentirmi un giorno per nn aver preso la decisione e nn aver modo di ritornare indietro…Perciò Forza siete Forti!!!
lelloCA
15 gennaio 2009
si, ma non farglielo sapere….
(Grazie per l’incoraggiamento!!!)
GIORGIA RN
15 gennaio 2009
beh ragazzi…leggere questa trafila di mail m ha fatto kapire che tutte le mie elugubrazioni mentali sono vere e comuni a noi squilibrati che amiamo il cambiamento, la ricerca dell’adrenalina, pur avendo una situazione di sottofondo nazionale che ci permette di vedere con “rassegnazione” fino alla fine del prossimo mese…accontentarsi di restare a guardare?una scelta possibile….decidere di precipitarsi nel caos di 4 milioni d abitanti ispanici per veder cosa succede?voglia di darsi una nuova chance…inidpendentemente che non è una scelta obbligata, necessaria ma soltanto una decisione che non ha bisogno di valide motivazioni per avre e conferma che va fatto tutto in questo modo…è il battito del nostro cuore che decide i tempi di sommossa della nostra vita…e il cambiamento…ragazzi vi kapisci quando vi fate prendere dai dubbi..mi prenderannoa nche a me quando a giugno arricchirò le file di noi italiani folli ma sinceramente se vivere consiste anche nel far girare la ruota del destino io dico solo questo: che ben venga…tutto qui.Perchè poi parlare di queste questioni potrebbe portarci alle 5 di mattina tra una birra e un altra ma alla fine è come un po gfirare in tondo intorno al colosseo…vedi sempre le stesse arcate romane…tutto sta nel saperle attraversare e non aggirarle no?
fabio
23 gennaio 2009
X chi ha scritto l’articolo…parole sante!!! Io non penso che “sarei dovuta rimanere dov’ero”, però non avendo trovato molti amici e essendomi resa conto che il lavoro non è un granchè…quasi quasi mi trasferisco di nuovo!!! Però sempre in Spagna
Buona fortuna a tutti!
Chiara
25 gennaio 2009
Chiara…
cosi mi fai preoccupare?!?
DeniseD
26 gennaio 2009
clap clap, complimenti all’autore. io sono una di quelle che è passata per tutti gli stadi citati nel post, passando anche per la crisi “che so’ venuta a fa’, me ne voglio torna’ a casa” durata un mese giusto l’anno scorso dopo le vacanze natalizie e passando anche per l’altra fase “ho voglia di andare a vivere in un altro posto, di questo già mi son stancata”.
Oggi?
mi son decisa a restare a Madrid per un bel po’, i miei cari, famiglia e amici in Italia ci sono oggi, ci sono stati e ci saranno sempre, oggi posso averne la certezza e non ho più timore di tornare a Madrid e pensare cazzo, li lascio tutti in italia, prima o poi ci perderemo di vista, poi non ci chiameremo piu, poi non mi ricorderò i loro nomi, i loro occhi, la loro voce, no, non succederà mai.
Madrid è dove voglio stare, dopo quasi 3 anni riesco a dire che mi piace la mia vita qui e le possibilità che la città mi offre.
Contro ce ne stanno, ma li affronteremo, no prob, e se non ci fossero bisognerebbe inventarli, perchè senno altro che routine!
bueno, torno al lavoro?
saludos a todos y suerte!
marina
30 gennaio 2009
secondo me molte persone hanno un’idea mitizzata della spagna… in realtà l’economia spagnola è messa peggio di quella italiania, i lavori sono sottopagati e precari come da noi… forse è x questo che molti sono scontenti della propria scelta
alfredo manfredi
3 febbraio 2009
rifletterò….ma siete bellissimi….chissà se partirò….
fibrilla
11 febbraio 2009
@alfredo sopravvalutiamo? forse, pero a parità di precariato, a parità di lavoro sottopagato e nonostante l’economia sia meno sviluppata rispetto a quella italiana, si vive meglio. secondo me. come mai? sempre secondo me è la gente…
saludos.
marina
12 febbraio 2009
marina, io gli spagnoli li trovo molto terroni, se mi passi il termine, molto casinisti e tamarri, nonchè discomani e truzzi… insomma, li trovo troppo simili a quella tipologia di italiano che mi fa ribrezzo… quelli che puoi trovare a rimini e riccioni in estate, senza avere la necessità di farsi migliaia di km… poi de gustibus… contenta te di scappare all’estero x 1000 euro scarsi al mese con contratto precario…
alfredo manfredi
12 febbraio 2009
@alfredo terroni sta per ‘terra terra’ e meno snob? ti do ragione, truzzi tamarri discomani? dipende, hay de todo, come in italia, ma dove hai vissuto in spagna per avere un’idea cosi radicale?
ti manderò una foto. aggiungo che nonostante lo smog, a madrid, si respira miglior aria, ogni volta che torno in italia soffoco. vieni a trovarCi. c’è una festa domani sera!
con il mio ctr non precario e il mio stipendio maggiore ai mille euro al mese me ne vado in vacanza a new york, tra le altre mete previste per il 2009
marina
12 febbraio 2009
Guarda Alfredo, io sono di Rimini e vivo qui in Spagna da due anni. Ti posso assicurare che i tamarri ci sono in qualsiasi città del mondo sia in estate che in inverno, senza scomodare gli spagnoli nello specifico. Anzi, qui accanto a quelli autoctoni ce ne sono parecchi anche Made in Italy, come ci sono tanti spagnoli fighetti o gente normalissima che non è affatto casinista. Quando sento nostalgia di casa penso che sia una cosa normale e comprensibile che accomuna gli emigranti di tutto il mondo e di tutte le nazionalità e non ha niente a che vedere con una presunta asfissia dovuta alla presenza di tamarri spagnoli. Poi personalmente ero più precaria in Italia che qui… Io non sono “scappata”, sono venuta a realizzare dei miei progetti di vita che in Italia non avrei avuto la possibilità di conseguire. Quando potrò rientrerò in Italia, nel frattempo “non sputo nel piatto dove mangio” perchè la Spagna secondo me è ben altro rispetto a quello che dici…
GIORGIA RN
12 febbraio 2009
salve
e molto piu’ facile parlare di un trasferimento in EUROPA che in AMERICA
raffaele
15 febbraio 2009
Ciao a tutti..io mi sono trasferito a Madrid il 10 ottobre 2005 e, anche per me non è stato facile come per nessuno.Ma ricordo l’entusiasmo e l’eccitazione, la voglia di ricominciare.Certo anche io, quando il taxi mi lasciò in Gran Via, pensai “William ma che c***o hai fatto?” E invece avevo fatto bene, mi sentii subito a casa.Cominciai a respirare la libertà, quella vera.AVevo tanti amici che in Italia me li sognavo, un bel lavoro in Ibm e vivevo in un piccolo ma bell’appartamento al ventesimo piano in centro.Mi costò moltissima fatica ma ero contento. Purtroppo all’inizio del 2007 passai un brutto momento, una brutta esperienza. Mi crollarono le certezze, avevo solo voglia di essere rassicurato dalle cose a me familiari, quelle che avevo in Italia. A Maggio di quello stesso anno tornai in Italia.Fu il mio piu grande errore.Scoprii non solo che tutto ciò che avevo lasciato (sopratutto le persone) era cambiato ma che lo ero anche io.Mi accorsi subito di aver commesso un errore. Oggi è 21 Febbraio 2009 e il prossimo mese tornerò a Madrid, finalmente. Tutto questo per un piccolo consiglio..i momenti difficili capitano, in Italia come a Madrid, ma pensateci bene prima di tornare sui vostri passi. E’ proprio vera una cosa.. il vero cambiamento è dentro di noi non nel posto in cui si vive,ma una cosa è certa: in nessun altro posto, tantomeno in Italia, mi sento a casa come a Madrid.
William
21 febbraio 2009
Ciao a tutti..io mi sono trasferito a Madrid il 10 ottobre 2005 e, anche per me, non è stato facile come per nessuno.Ma ricordo l’entusiasmo e l’eccitazione, la voglia di ricominciare.Certo anche io, quando il taxi mi lascio in Gran Via, pensai “William ma che c***o hai fatto?” E invece avevo fatto bene, mi sentii subito a casa.Cominciai a respirare la libertà, quella vera.AVevo tanti amici che in Italia me li sognavo, un bel lavoro in Ibm e vivevo in un piccolo ma bell’appartamento al ventesimo piano in centro. Ero contento. Purtroppo all’inizio del 2007 passai un brutto momento, una brutta esperienza. Mi crollarono le certezze, avevo solo voglia di essere rassicurato dalle cose a me familiari, quelle che avevo in Italia. A Maggio di quello stesso anno tornai in Italia.Fu il mio piu grande errore.Scoprii non solo che tutto ciò che avevo lasciato (sopratutto le persone) era cambiato ma che lo ero anche io.Mi accorsi subito di aver commesso un errore. Oggi è 21 Febbraio 2009 e il prossimo mese tornerò a Madrid, finalmente. Tutto questo per un piccolo consiglio..i momenti difficili capitano, in Italia come a Madrid, ma pensateci bene prima di tornare sui vostri passi. E’ proprio vera una cosa.. il vero cambiamento è dentro di noi ma una cosa è certa: in nessun altro posto, tantomeno in Italia, mi sento a casa come a Madrid.
William
21 febbraio 2009
oops…chiedo scusa a tutti..l’ho inserito 2 volte
William
21 febbraio 2009
William, io sono qui da 9 mesi, adattarsi continua ad essere un po’ dura, ma quando i miei mi chiedono perchè non torno in Italia mi prende il panico! Qui ho una casetta tutta mia, la libertà che volevo, l’autonomia economica e una sfida ogni giorno…solo di una cosa mi sono un po’ pentita: di aver accettato di andare in Germania per lavoro per 2 mesi, durante i quali è crollata quel poco di vita sociale che mi ero faticosamente costruita
Ma ora si ricomincia…io in Spagna mi sono sempre sentita a casa.
Ti auguro un buon ritorno a Madrid!
PS x Denise: perchè ti facevo preoccupare?
Chiara
22 febbraio 2009
….è stupendo!
taty
23 febbraio 2009
Mi associo con giorgia RN e dico che certe persone si trasferiscono per facilitazioni o per un buon posto di lavoro, ma sono poche quelle che percepiscono veramente il piacere di essere a contatto con un’altra cultuta. Se sei appassionato di questo, te la cavi con le lingue, ti adegui a ogni abitudine e sei portato a socializzare facilmente puoi diventare un cittadino del mondo.. anche se l’amore e un inevitabile legame con il passato possono farti cambiare idea:)
Lorenzo
26 ottobre 2010
cantautore,poeta,batterista,percussionista,con esperienza trentennale.Per maggiori informazioni:
http:\\antoniocaterina.blogspot.com
oppure fare una ricerca su internet.
antonio
22 gennaio 2012