Annie Leibovitz a Madrid

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Per gli appassionati di fotografia, ma non solo, Madrid offre la possibilità di vedere gratuitamente la mostra di Annie Leibovitz allestita in occasione della presentazione del suo libro “A Photographer’s Life: 1990-2005″, quello che completa il precedente “Photographs 1970-1990”. La raccolta dei suoi lavori, in questa mostra e, conseguentemente nel libro, è molto intima e tratta più che del suo lavoro, di tutta la sua vita, una vita reale, quotidiana e universale. Vengono trattati tutti i temi, dall’amore alla morte, dalla fanciullezza alla vecchiaia.

Si alternano fatti politici di importanza mondiale, come il massacro del Rwanda o la guerra di Sarajevo a fatti estremamente personali, come l’amore, la gravidanza e la famiglia. La cosa che più affascina è l’accostamento e le pause nella narrazione attraverso gli scatti. I momenti più drammatici sono intercalati da scatti professionali che ritraggono star o foto fatte per Vanity Fair, rivista con la quale Annie ha maggiormente collaborato negli ultimi anni. Questo rende Annie un personaggio reale, un’osservatrice che guarda la sua vita scorrere tra lavoro, speranze e illusioni.

E’ una mostra che colpisce sotto molti punti di vista e che volutamente fa riflettere su come ciò che comunemente viene considerato importante o degno di nota, perda senso di fronte alla morte o alla sofferenza di chi amiamo. In questo modo lo scatto di Scarlett Johansson subito dopo la foto del cadavere della sua Susan, risulta mero lavoro, quasi un impegno di troppo in un momento in cui la vita della fotografa era riversa in tutt’altri sentieri. La mostra è introspettiva, intima e comunicativa, è un percorso attraverso tutta la vita di Annie Leibovitz dal 1990 fino al 2005, da questo punto di vista è sicuramente molto interessante. A livello fotografico, devo dire che mi aspettavo di meglio, sono pochi i pezzi degni di nota e bisogna davvero impegnarsi per trovare spunti originali.

Le foto più forti sono quelle che ritraggono la malattia della sua dolce metà, sono strazianti, la foto del padre morto nel letto segna il culmine di un percorso e di un dialogo sulla morte, forte e forse un po’ forzato, ma che comunque commuove. Ma tolta l’intensità dell’argomento, le foto non mi hanno colpito più di tanto, non sono riuscito molto ad apprezzarne lo stile. Quelle di repertorio a colori sono quelle in cui di più la fotografa esprime ciò per cui è famosa, e, senza dubbio, si nota l’abilità tecnica, ma da semplice osservatore quale sono, tra tutto quello che ho visto poco mi ha colpito.

Mi è piaciuta la scelta di accostare la foto che ritrae Bush con tutto il suo staff a quella che ritrae il registra Michael Moore con i suoi collaboratori, sono belle le foto dei Generali americani in divisa, bellissima la foto di Johnny Depp e Kate Moss, meno bella quella che ritrae Brad Pitt e originale quella di Di Caprio con un cigno in braccio. Mi è piaciuta anche quella dei White Stripes, la mia preferita in assoluto, però, è quella che apre il post, che ritrae Susan, la sua compagna, quasi schiacciata tra due pareti rocciose, foto, che come la stessa Annie dichiara, ha acquisito un senso completamente diverso dopo la presa coscienza della malattia che ha portato Susan a una morte prematura e sofferta. Beh sono curioso di sentire il vostro parere.

Se vi interessa la mostra si tiene alla Sala Alcalà 31, nell’omonima calle e avrete la possibilità di vederla fino al 6 settembre 2009. Lo spazio espositivo è aperto da martedì a sabato dalle 11:00 alle 20:30, la domenica e i festivi dalle 11:00 alle 14:00. Chiuso il lunedì.

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Posted on by zollo in Arte e Architettura, Cultura e Società, Eventi e Concerti