Spagna europea, Madrid spagnola

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Pochi giorni fa ero sulla porta di un bar di Malasaña, in compagnia di altri fumatori sfrattati e infreddoliti, e si parlava di quanto sta cambiando ed è cambiata la vita notturna a Madrid, delle leggi che progressivamente hanno ucciso o comunque stanno infliggendo duri colpi alla movida madrileña.

La discussione è stata scatenata, come spesso accade in questo periodo,  dalla “scelta” del momento in cui uscire a fumare. Mi spiego meglio: i fumatori che passano la serata in un bar a Madrid (come in tutta la Spagna) si trovano spesso nella situazione di dover scegliere se bere una “copa” intera senza intervallare i sorsi con boccate di sigaretta, oppure uscire a fumare abbandonando il loro bicchiere che inevitabilmente ritroveranno annacquato dai cubetti di ghiaccio, visto che per le leggi di Madrid non si può uscire in strada con una bibita alcolica.

Il punto è proprio questo, le leggi. Sì, perché la Spagna sta cercando di avvicinarsi agli standard europei in materia regolamentazione della vita notturna, consumo di alcol e tabacco, ma allo stesso tempo sta un po’ uccidendo la cultura della notte e la “movida” che l’ha resa meta ambita del turismo giovane e punto di riferimento del concetto di far festa.

Tutto è cominciato con la legge “antibotellón” proposta dal Ministero dell’Interno nel 2002, che voleva proibire le classiche adunate di giovani in luoghi pubblici con le loro bottiglie, appunto il botellón. Quella legge non entrò in vigore, ma molte città e comunidad spagnole riciclarono l’idea e fecero ordinanze volte a proibire il consumo di alcol nelle strade e regolare l’orario di vendita di prodotti alcolici. A Madrid è vietato bere in strada e non si può comprare una bottiglia dopo le dieci di sera, pena una multa di circa 300 euro. Ovviamente queste regole impediscono ai più giovani di risparmiare e li obbligano (se vogliono passare una serata a sbronzarsi, come fanno la maggioranza degli spagnoli e non) a bere nei locali.

Come sempre succede, esiste un’alternativa incarnata in questo caso dai venditori cinesi popolano le strade di Madrid. Infatti, i “chinos” che si incontrano in ogni angolo nelle notti di Madrid, nascondono (neanche molto, in effetti) nei loro carrellini lattine di birra e in alcuni casi addirittura cocktail combinati, sotto i loro piatti di tallarines. Se si conosce bene il cinese in questione, a volte lo si può contattare anche telefonicamente per mettersi d’accordo sulle bibite ed incontrarsi.

Uscendo dagli argomenti fumo e alcol, un’altra questione che sta avvicinando Madrid all’Europa e la sta allontanando dalla festa è certamente il tema dell’orario di chiusura dei locali e il rilascio delle licenze. Infatti (secondo quel che raccontano molti madrileñi), fino a una decina di anni fa Madrid era il paradiso per chi ama vivere la notte, si poteva arrivare alle 6 di mattina passando di bar in bar, quasi mai si pagavano entrate e nel centro non c’erano vie intere di bar chiusi.

Oggi è tutta un’altra cosa, il comune di Madrid non rilascia quasi più licenze per aprire fino alle sei e quasi tutti i bar devono abbassare le serrande alle 2 e mezzo, un’ora più tardi i fine settimana. Se si vuole continuare la notte, ci si dovrà spostare quasi inevitabilmente in qualche discoteca zeppa di gente, dopo aver sopportato file lunghissime all’entrata e pagando alla porta.

Insomma, le leggi e le decisioni di certi comuni, stanno facendo avvicinare la Spagna all’Europa, si può essere d’accordo o meno, ma sicuramente stanno facendo perdere l’identità fiestera a Madrid.

Mentre sputavo fuori l’ultima boccata di fumo di quella sigaretta che aveva dato modo di affrontare questo argomento, la mia interlocutrice chiuse così la questione: – Stanno facendo diventare la Spagna un paese europeo, ma io da madrileña avrei preferito restare spagnola-.

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Posted on by Redazione in Cultura e Società, Pensieri