Lo sbarco a Madrid Island

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Ciao ragazzi, faccio un copia incolla di un articolo che mi ha mandato stefano, un ragazzo da poco arrivato a Madrid, che ha iniziato la sua avventura dal forum diversi mesi fa e che ora ci racconta come è andata, è un po’ lungo, ma vale la pena leggerlo. Grazie Stefano e mucha mierda!

Cari amici, Italiani a Madrid.

Mi chiamo Stefano e da alcune settimane posso dire di essere diventato a tutti gli effetti un Italiano a Madrid. Scrivo per raccontare una storia molto semplice, per niente straordinaria, di un italiano come tanti che è giunto in terra iberica, col suo scopo, con la sua motivazione particolare.

Scrivo per un motivo, che vi spiegherò alla fine, per non influenzare la lettura della mera cronaca.

Nel marzo del 2010, vengo a conoscenza della possibilità di assunzione all’Electronic Arts di Madrid, specificatamente per il periodo che va da giugno a settembre. È in questa fase che inizio a cercare informazioni su internet riguardo questo lavoro, riguardo la Spagna, le sue regole, le indicazioni da seguire per il primo approccio, ed è qui che incontro per la prima volta questo blog e il suo forum. Sfortunatamente, la caccia al lavoro non va a buon fine, e resto con l’amaro in bocca, sentendomi respinto da una realtà con la quale mi sento di non averci provato come avrei potuto, ma d’altronde non è facile farsi assumere stando in un altro stato.

Senza entrare nel dettaglio delle motivazioni, decido che la Spagna non è un capitolo chiuso, e mi riorganizzo per fare le cose a modo mio, cosi come fu per una soddisfacente altra mia esperienza di vita all’estero. Mi iscrivo nel forum di IAM (non so spiegare nemmeno io perchè non lo feci a marzo, fu una tonteria), e inizio a leggere sempre di più i temi trattati, a riacquisire tutte le informazioni utili. Mi prendo la libertà di contattare gli amministratori, per ringraziarli dell’aiuto indiretto e delle informazioni che mi hanno fornito sulla Spagna negli ultimi mesi, e, iniziando ad allacciare qualche rapporto, do appuntamento al mio arrivo a Madrid.

In questa occasione, per fortuna, ho mia cugina che vive qui da qualche mese, e che con grande generosità mi dà un indispensabile supporto nei primi, inevitabilmente duri, giorni trascorsi in strada alla ricerca di un posto dove vivere, un lavoro.

La mia prima sera, trovandomi in zona, mi tolgo lo sfizio di vedere dal vivo l’ormai per me celeberrimo Pepa Tencha (per inciso, gran bel locale, ottima musica, sul personale non dilunghIAMoci). Trovo persone dalla grande disponibilità, come Saverio, Luca, Francesco, Paolo, che mi passano suggerimenti, indicazioni e contatti per quello che sto cercando. Proprio un contatto di Francesco, in pochi giorni mi da la chance di giocarmi le mie carte in un giorno di prova come cameriere, in un ristorante a Mirasierra (colloquio di lavoro con il capo in spagnolo, che non parlavo per niente, degno di un italiano che sbarca a Staten Island con la valigia di cartone nei primi del ’900) , Nell’angosciante attesa di un responso di quella prova, trovo contestualmente una camera in affitto, in una zona benestante e piacevole in cui vivere (Santiago Bernabeu), e, proprio poco prima di fare armi e bagagli per lasciare il Cat’s Hostel di c/Canizares (non il migliore in cui sia stato, ma lo raccomando), mi viene detto di tornare al ristorante, perchè il lavoro è mio.

Seguendo una linea temporale, atterro il 12 gennaio, trovo lavoro il 15 e poggio le valige sul pavimento di casa il 16.

Perchè raccontare una storia cosi simile a tante altre di italiani a Madrid? I momenti di maggior tensione, come è normale che sia, sono quelli che precedono la partenza, quando, pieni di dubbi, si arriva a sperare che davvero il destino, la fortuna, o chi per loro, ci diano una mano. Avendo accumulato precedentemente un pò di esperienza in questo tipo di esperienze, non ero eccessivamente teso, tuttavia proprio un dibattito su questi schermi alimentava in me più di un dubbio. Nel forum di IAM, alcuni utenti si dividevano sull’opportunità da parte di manodopera non qualificata, avventurieri e affini di arrivare in città in cerca di un lavoro e una sistemazione. La Spagna è un paese duramente colpito dalla crisi economica, e osservando un pò la città colpiscono, rispetto all’Italia, tutti i cartelli che accompagnano le serrande dei negozi abbassate, e che avvisano della presenza di un locale commerciale disponibile per l’affitto, segnale evidente di come purtroppo la crisi abbia infilzato l’ennesima attività commerciale. Come ovvio, questa crisi si riflette senza risparmiarla anche sulla disoccupazione, con numerose persone, ivi comprese quelle che vanno dai 18 ai 30 anni, alla infruttuosa ricerca di un lavoro. Ebbene, sono rimasto molto colpito da chi, con la legittimità delle proprie opinioni, cercava di dissuadere coloro che volevano partire, preannunciando un prossimo avvenire senza speranze, senza opportunità, come se si stesse per arrivare in una terra divoratrice d’ambizioni, priva di aspettative per chi vuole giocarsi le sue carte. Nel momento in cui una persona a contatto con la realtà locale fa da tramite per descrivere la situazione, non pretendo certo che m’infiocchetti un panorama falso, artefatto allo scopo di tranquillizzarmi, tuttavia non mi piace l’idea di una chiusura totale alle possibilità altrui. Pur toccando ora con mano le oggettive difficoltà che concernono l’economia e il mondo del lavoro, resto dell’idea che tutti, debitamente informati, debbano giocarsi le proprie carte, anche quando sono sfavoriti dal contesto, dalla mancata conoscenza della lingua, dalla congiuntura economica, o da altri fattori.

Io immagino che di storie come questa che ho appena accennato, banale, ma funzionale al discorso, ce ne siano parecchie negli ultimi sei mesi.

Arriva mai un punto in cui si debbano gettare al vento tutte le ambizioni, evitare anche di provarci, e sotterrarsi in una realtà che non gratifica la persona, la creatività, le aspettative sul futuro, fino a che ormai diventa troppo tardi per prendere determinate strade?

Io mi sono mosso, ho stretto i denti e mi sono buttato anche contro qualche demone che inevitabilmente si forma dentro la propria testa. A oggi, nel caso in cui una persona che vuole fare lo stesso percorso mi chiedesse un parere, gli racconterei le cose come stanno, senza dir favole, ma mai e poi mai arriverei a dissuaderlo, tarpandogli le ali. Per me si tratta prima di tutto di una questione di motivazioni personali.

E a oggi, in una situazione del genere, cosa fa e cosa pensa un Italiano A Madrid?

Un abbraccio a tutti, onorato di aver partecipato alla festa per i 3 anni di IAM.

Stefano

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Posted on by zollo in Italia, Madrid