Monthly Archives: ottobre 2012

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Voli Ryanair, cancellazioni per la Spagna

Posted on by marghe in low cost madrid, Trasporti | 13 Comments
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Michael O’Leary, attuale amministratore delegato di Ryanair. (photo:ninjamarketing)

 

Forse siete più aggiornati di me, o forse no, e siamo tutti in buona compagnia sulla barca della beata ignoranza… Anzi, sull’aereo: sì, parliamo di Ryanair, la compagnia che peggio della croce rossa attira su di sé polemiche a non più finire.

 

Ma, non sono qui per polemizzare se non per informare. Volevo infatti comunicare la cancellazione del volo Marid-Verona, che ha operato il suo ultimo viaggio in data 12 ottobre 2012.

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La rivoluzione dal divano o la ribellione in piazza

Posted on by zollo in Cultura e Società, Pensieri, Politica | 16 Comments

Come spesso capita, giovedì scorso, dal divano del mio appartamento a Madrid, approfittando del potere concessomi da internet, mi stavo masochisticamente punendo guardando Ballarò in streaming. Così, mentre, a Madrid, migliaia di persone indignate scendevano in Piazza, io dal mio divano, mi indignavo davanti a una Polverini che con un forte accento romano faceva di tutto per passare come capro espiatorio di una situazione che tutti conoscevano tranne lei. Così ho postato la mia indignazione sulla differenza di atteggiamento tra Italia e Spagna, divano e piazza.

Nei giorni a seguire, i social network hanno preso la Spagna come modello per la forza e l’impegno politico attivo dei più confrontandolo a quello passivo italiano. Come di solito accade, quando mi trovo d’accordo con troppe persone, provo a mettere in dubbio il mio ragionamento, ad approfondirlo e a guardarlo da altri punti di vista e questo post è il risultato di questa riflessione.

Innanzitutto dovete sapere che per cultura lo spagnolo medio non è uno che sta in casa, bensì una persona sempre ben disposta a partecipare attivamente alle differenti iniziative sociali, da quelle interessanti politicamente e socialmente a quelle più mondane e meno impegnate.

Prendo ad esempio un po’ di numeri: quando a maggio il Real Madrid ha vinto la liga per la 32esima volta, 30.000 persone si sono riunite in Plaza Cibeles e la polizia ne ha detenute una decina e mandate altrettante all’ospedale, quando la Spagna ha vinto il mondiale per Madrid c’erano più di 1 milione dei persone, L’11 settembre 2012 a Barcellona, per la marcia dell’indipendenza della catalunya c’erano (secondo la polizia) 1 milione e mezzo di persone, in realtà 2 milioni totalmente passato inosservato.

Nella la manifestazione di Maggio (Toma la Calle) a cui per altro ho partecipato c’erano circa 20.000 persone e la famosa “acampada” di Sol, secondo elpais, ha riunito 35.000 persone. L’ultima manifestazione, quella di cui parliamo in questo articolo, quella nella quale si chiedevano le dimissioni del governo, si parla di 20.000 persone inizialmente e di 4.000 dopo le cariche.

Come – ammetto le mie colpe – si sente ripetere da chi guarda al movimento spagnolo come un esempio a seguire, in Spagna ci sarebbe in atto una rivoluzione, ma io da quando sto osservando questo movimento e queste manifestazioni, seppur appoggiando il malcontento di fondo, non capisco dove sia la rivoluzione. La rivoluzione (dal tardo latino revolutio, -onis, rivolgimento) è un mutamento improvviso e profondo che comporta la rottura di un modello precedente e il sorgere di un nuovo modello.

Quindi, dato che dal 15 maggio 2010 si parla di rivoluzione, mi piacerebbe capire qual è il modello che si vuole sostituire con questo. Quando sono arrivato in Spagna si parlava di Zapatero come del primo Obama poi è arrivata la crisi, quella si che è stata una rivoluzione, dato che in quasi tutti gli stati europei ha capovolto il governo e sostituito la destra con la sinistra e viceversa. In Spagna il PP ha avuto una preferenza da panico ha vinto quasi tutte le province, Mariano Rajoy, uno qualsiasi, uno che ha perso per 8 anni facendo opposizione mentre la Spagna tagliava traguardi sociali che noi ad oggi ci sogniamo, ha preso il potere per smazzarsi la patata bollente dei tagli e del “rescate economico”.

Con un livello di disoccupazione al 23% e con una riforma economica all’orizzonte basata sulla filosofia dei tagli voluta dalla Germania, è normale e giusto che nascano queste manifestazioni, che però, devo ammettere, credo che lascino un po’ il tempo che trovano e che assomigliano più a ribellioni che a rivoluzioni.

La rivolta o ribellione è un atto di sollevamento del popolo contro un ordine costituito, che il più delle volte è lo stato. Più specificamente, la ribellione può anche riferirsi al rifiuto di una legge, di un principio o anche di una moda. I ribelli possono manifestare il loro dissenso attraverso la disobbedienza civile o anche atti di violenza.

Chiarisco il mio punto di vista, capisco le motivazioni che spingono a scendere in piazza e capisco anche l’importanza delle manifestazioni, ma, della Spagna, non è questo che guarderei con invidia, perché, a mio modesto giusdizio, queste manifestazioni non hanno un fine chiaro e soprattutto un obiettivo raggiungibile, ma sono urla soffocate di malcontento purtroppo non canalizzate in una direzione costruttiva.

Ci aspettiamo forse che Mariano si svegli il giorno dopo i disturbi e si dimetta in seguito alla richiesta di una manifestazione che può tranquillamente controllare infiltrando polizia tra i manifestanti e raggirando l’opinione pubblica come fanno da sempre tutti i governi del mondo?

Vi ricordate Genova durante il G8 e la beffa dei black block? Siamo ancora fermi li?

Bisogna andare oltre le urla, bisogna unire le voci, bisogna trasformarle in programma, bisogna proporre e partecipare.

Io credo che in Italia grazie al movimento a 5 stelle, favorevoli o contrari che siate, si sia finalmente tagliato un traguardo, in Italia stiamo canalizzando quella forza, quello stesso malcontento che in Spagna riunisce migliaia di persone, in italia è diventata la seconda forza politica. Durante il V-Day del 2007 si parlava di 5 milioni di persone, (50.000 solo a bologna).

Noi abbiamo capito una cosa: il web è l’unica piazza in cui ancora non riescono a infiltrarsi, ci provano continuamente ma non ce la fanno, grazie a questa forza possiamo scendere in piazza più organizzati e quindi più forti, per una volta siamo i primi in Europa a costruire una cosa del genere, prendiamoci le nostre vittorie.