Diritto all’oblio

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Diritto all'oblio

È di qualche giorno fa la notizia riguardante la decisione della Corte di giustizia dell’Unione Europea  secondo la quale i motori di ricerca non sono responsabili per le informazioni memorizzate negli indici di ricerca.

Google e tutti i motori di ricerca sono soggetti alla legge sulla privacy dell’Unione Europea ma questo non implica la cancellazione dei dati. Questa è la sentenza emessa circa due settimane fa dall’avvocato del tribunale Europeo di Giustizia Niilo Jaaskines accettando il ricorso di Google Spain contro l’Agenzia spagnola di protezione dei dati.

Ad aver torto quindi, in questo caso, è il Garante della privacy spagnolo per aver ordinato la cancellazione di alcune informazioni all’interno di un giornale online. Il protagonista di tutta la storia è un signore spagnolo che aveva richiesto al Garante l’ordine di cancellazione dell’annuncio della sua casa messa all’asta dopo il pignoramento. L’ordine del Garante non era conforme alla legge perció il ricorso di Google ha avuto buon fine, almeno per il momento.

Diciamo che la questione è abbastanza delicata, sono anni ormai che si discute sul tema pubblico e privato, è chiaro che nel mondo online il confine tra le due cose sia molto labile, le due realtà si sono ormai fuse insieme da tempo. Quando si parla di diritto all’oblio ci si riferisce ad informazioni diffuse in passato e non più “necessarie” e, di conseguenze, eliminabili (da dimenticare); in questo caso invece l’eliminazione delle informazioni è interpretata come un atto di censura vero e proprio,  ecco perchè Google Spain ha avuto la meglio.

Come abbiamo già sottolineato sopra, l’argomento è molto delicato però troviamo sia giusto cercare di proteggersi; ecco due consigli utili a tutti coloro che gestiscono siti web, due soluzioni che vi permetteranno di rendere privati i contenuti che volete nascondere:

File robots:

Un file robots.txt limita l’accesso al tuo sito da parte dei robot dei motori di ricerca che eseguono la scansione del Web. Questi bot sono automatici e, prima di accedere alle pagine di un sito, effettuano un controllo per verificare la presenza di un file robots.txt che impedisce loro di accedere a determinate pagine. Tutti i robot affidabili rispetteranno le istruzioni in un file robots.txt, anche se alcuni potrebbero interpretarle diversamente. Tuttavia, non è possibile imporre l’applicazione di un file robots.txt e alcuni spammer potrebbero ignorarlo. Per questo motivo, ti consigliamo di proteggere mediante password le informazioni riservate. Maggiori info qui.

Avvisi:

È possibile configurare gli avvisi utilizzando parole chiave come il nostro nome, telefono, documento d’identità o altro. In questo modo, ogni volta che il motore di ricerca indicizza informazioni cue coincidono con la parola scelta, si riceve un avviso immediatamente. Questa prassi si può seguire attraverso Google Alert e Yahoo. Qui troverete maggiori informazioni sugli avvisi.

Ovviamente non si tratta della soluzione del secolo, ormai la nostra vita privata non può essere più definita come tale perciò difendere ciò che ci resta di “privato” sarà sempre più difficile. Per terminare, l’ultimo consiglio che possiamo darvi è quello di fare un uso prudente del web e di andarci piano con la distribuzione dei dati personali.

Buona prudente navigazione a tutti!

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Posted on by Redazione in Tecnologia