I fantasmi del Reina Sofía

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Oggi vi raccontiamo una storia incredibilmente affascinante che vede come protagonisti il museo Reina Sofía e i suoi fantasmi, il racconto è un po’ lungo ma vale sicuramente la pena leggerlo.

Non siamo soliti riportare vicende simili ma questa storia ha suscitato in noi un certo interesse, perciò, abbiamo pensato che fosse una buona idea proporla a tutti, anche ai più scettici. Siamo curiosi di conoscere le vostre reazioni, non esitate a dire la vostra nei commenti ragazzi!

In quanti di voi sono entrati nel Museo Nacional de Arte Reina Sofìa per vedere esposizioni, passeggiare nei lunghi corridoi e perdervi nelle grandi sale del museo? Mai notato niente di anomalo? Rumori o presenze inquietanti?

Per molti di voi questo è un semplice museo d’arte moderna, un posto nel quale ogni giorno si riversano centinaia di turisti e appassionati d’arte. Quello che in molti non sanno è che questo edificio in passato ha ospitato un ospedale e un manicomio gestito da ordini religiosi nei quali hanno avuto luogo episodi di sofferenza e dolore.

Dovete sapere che l’ospedale, Hospital General, venne costruito per ordine di Carlos III e progettato da Jose de Hermosilla che, non arrivando a concludere i lavori, passò l’incarico a Francesco Sabatini. L’ospedale rimase attivo fino al 1965 e nel 1977 venne dichiarato edificio storico-artistico.

La decisione di trasformare l’ospedale nel Museo de Arte Moderno Reina Sofía arrivò nel 1982. Durante i lavori di ristrutturazione vennero ritrovati resti di scheletri, catene, manette e materiale ospedaliero; nel 1990 vennero rinvenuti i cadaveri di tre suore mummificate e sepolte nell’antica cappella dell’ospedale.

Fu proprio durante i lavori di ristrutturazione che si iniziò a parlare di strani fenomeni. Si suol dire che gli animi dei morti si risveglino proprio quando l’ambiente fisico nei quali questi riposano subisce delle mutazioni, sarà stato un caso? Fatto sta che i vigilanti e le donne delle pulizie che lavoravano quando i turisti e i visitatori erano ormai andati via, iniziarono a denunciare episodi come: rumori, forti colpi dati a pareti e mobili, apparizioni di persone lungo i corridoi del museo e nel patio, libri che cadono all’improvviso dagli scaffali delle librerie, etc.

I fantasmi del Reina Sofía

Si racconta anche di un fotografo che effettuò un servizio fotografico dedicato alla Guernica nel giorno di chiusura del museo. Durante il servizio non ci furono problemi ma le stranezze vennero fuori in seguito, durante la fase di sviluppo delle foto. Il fotografo scoprí una realtà sconvolgente, nelle sue foto erano apparse delle persone, situate esattamente tra l’obiettivo e il quadro. La cosa ancora più impressionante è che queste persone guardavano in camera, quindi, erano rivolte al fotografo e non ai quadri. Purtroppo non esistono ulteriori testimonianze perchè per non creare scandali le immagini non vennere diffuse.

Se inizialmente si era deciso di non dar peso a questi espisodi, nel momento in cui molti dipendenti iniziarono a presentare le dimissioni per gli shock subiti, il direttore all’epoca in carica, Josè Guirao, dovette richiedere all’Hepta di intervenire per avviare delle ricerche, siamo nel 1992. Per chi non ne fosse al corrente, l’Hepta è un gruppo formato da professionisti che si occupa di investigare i fenomeni paranormali.

Ricordiamo nuovamente che durante i lavori sono stati riportati alla luce una quantità enorme di ossa e scheletri che appartenevano ai pazienti dell’ospedale, alle persone ricoverate nel manicomio, ai bambini abbandonati, ai soldati torturati e agli stessi medici che avevano lavorato nell’edificio. Nei sotterranei, oltre a torturare i soldati, venivano rinchiusi i pazienti definiti “non sani di mente”, insomma,  è chiaro che dolore e sofferenza hanno segnato la storia di queste mura.

I membri del gruppo Hepta investigarono per un’intera notte perchè molti vigilanti erano preoccupati dal fatto che gli ascensori funzionassero nonostante fossero staccati. In quella stessa notte si misurò il livello dei campi elettromagnetici per trovare anomalie e  si praticarono sedute spiritiche. Una psicologa riuscì ad entrare in contatto con un “individuo” di nome Ata proprio durante una di queste sedute. L’individuo rivelò di essere un pazzo molto pericoloso e dichiarò di aver assassinato 5 persone; aggiunse anche di non essere felice e di non aver bisogno d’aiuto.

Nel 1995 il gruppo fu richiamato per una seconda investigazione. Durante questa esperienza si registrarono fenomeni paranormali più intensi rispetto a quelli della prima investigazione, ad esempio, i membri riuscirono a sentire il tipico rumore dei rosari delle suore che avevano percorso quei corridoi in passato. L’esperienza più forte fu la scoperta di alcuni uomini ammanettati alla parete nel piano inferiore del museo; la psicologa Paloma Navarrete riuscì addirittura a vedere che uno degli uomini ammanettati stava cercando di mordere il paziente che aveva accanto. Effettivamente quest’area corrispondeva all’antica Sala di Psichiatria dell’Hospital General.

Il seminterrato era la zona nella quale si osservava una maggiore concentrazione dei fenomeni, in questa zona un tempo si trovava la Cappella dell’ospedale ed era il punto in cui si sotterravano tutte le persone decedute o torturate. Si trattava di una vera e propria Necropoli.

Un altro personaggio col quale riuscirono a comunicare fu un certo Livinio, un medico specializzato in polmoni e cuore che lavorò nell’ospedale durante la Guerra Civile Spagnola e che, dopo essere stato contagiato dai suoi stessi pazienti, morì nell’ospedale. Livinio affermò che l’edificio era pieno di presenze intrappolate dentro le mura come lui. In seguitò venne comprovata la reale esistenza di Livinio.

Un altro episodio incredibile vede come protagonista una psicologa del gruppo Hepta che, mentre camminava nei corridoi sentì la presenza di alcuni cadaveri provenire da una parete, o meglio, riuscí a vederli e a riconoscere il fatto che fossero molto adirati. Effettivamente dopo aver scavato nella parete vennero ritrovati i resti di tre cadaveri, due uomini e una donna: un cadavere apparteneva a una suora dell’ordine delle Sorelle della Carità e un altro a un Priore dei Frati.

Da questi studi venne prodotto l’Informe Ata, un resoconto di tutti i fenomeni registrati all’interno del museo. A quanto pare tutte le esperienze vissute sono il prodotto di una fortissima carica emotiva che pervade l’edificio e che sono il frutto delle esperienze di vita vissute all’interno di quelle mura per lunghi anni.

I fantasmi del Reina Sofía

Diciamo che per il momento la faccenda è ancora aperta perchè le investigazioni non sono ancora  del tutto chiuse. Al momento nessuno è tornato ad investigare per approfondire ulteriormente la situazione, rimane solo un gran silenzio attorno alla vicenda anche perchè buona parte del materiale ricavato dagli studi non è mai stato reso noto.

Se volete approfondire ulteriormente l’episodio, potete vedere una puntata del programma Cuarto Milenio dedicata al tema proprio qui.

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Posted on by Redazione in Cultura e Società