A Madrid il primo contagio di ebola in Europa

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ebola madrid

Oggi i giornali nazionali aprono con una notizia agghiacciante: un’infermiera dell’equipe medica che ha accolto il prete Manuel Garcia Prades, ammaltosi di ebola in Africa, rimpatriato e morto a Madrid qualche settimana fa, risulta contagiata dal virus.

Questo è il primo caso conosciuto di contagio in territorio europeo, e qui, oltre le dovute preoccupazioni, inizia la parte allucinante della storia: l’infermiera il 30 settembre si era presentata in ospedale denunciando un malessere e qualche linea di febbre, però il personale medico non ha ritenuto che fosse il caso di trattenerla! Non dico che avrebbero dovuto metterla in quarantena, ma almeno in osservazione! Nulla, lasciata libera di tornare a casa fino ad oggi quando con la febbre più alta, terminata l’incubazione, hanno potuto diagnosticare il contagio.

E adesso?

Adesso attivano il protocollo di emergenza, che dal mio punto di vista non vuol dire nulla, mi devono spiegare come, se su 30 persone che hanno accolto il prete, vestiti come dei palombari, con tutti i loro protocolli, una persona è stata contagiata, questa in giro per Madrid senza nessuna precauzione quanti ne può avere contagiati?
In Africa ci sono persone che mettono a repentaglio la propria vita per informare casa per casa i cittadini e convincerli a presentarsi in ospedale e denunciare chi accusa i primi sintomi e qui, una delle uniche 30 persone in Europa che sono state a contatto con un malato di ebola si presenta in ospedale denunciando febbre, per quanto bassa, e non la tenete in osservazione? Dopo aver speso un milione per portare qui un malato e farlo morire in patria, non era forse il caso di trattenerla?

Dell’infermiera si sa poco, che ha 40 anni ed è sposata e che vive ad Alcorcón vicino Madrid.

Non so se sono più preoccupato o incazzato, spero che inizino a trattare la cosa con più serietà, nel frattempo vado a lavarmi le mani.

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Posted on by zollo in Madrid, Salute e sanità